E’ il premio individuale più ambito, l’onorificenza più sognata da ogni bambino, ma è effettivamente tutto oro quel che luccica?
Già, perché quando si inizia a farne una sorta di collezione, come capita di questi tempi a Lionel Messi, qualcuno potrebbe insinuare che il valore del Pallone d’Oro sia svilito.
Il sesto Pallone d’Oro della Pulce ha fatto, come sempre, discutere. Difficile non farlo quando in ballo c’è la maestà che si scontra col merito. Tanti i parametri in gioco per i giornalisti di France Football, dai gol, alle giocate, ai premi che si conseguono con la propria squadra.
Ecco, proprio questi ultimi sono stranamente un difetto nel curriculum annullale di Lionel Messi, egregio come sempre alla dicitura ‘gol’, ma meno incisivo guardando il suo contribuito nelle vittorie di trofei.
Van Djik e i campioni del Liverpool lo sanno bene, come lo sa l’evanescente Ronaldo di questo periodo: non brillante, ma con una bacheca di trofei ben più fornita del fuoriclasse di Rosario.
Ecco perché il fascino del Pallone d’Oro a detta di molti sarebbe svilito negli anni, o addirittura “non conta più niente“, come dice Roberto Renga citando Hristo Stoičkov. Troppi fattori esterni che ne modificano l’esito tra sponsor e media? Troppa superficialità nel giudicare chi nel 2019 ha sollevato le coppe più importanti?
O semplicemente paura della lesa maestà?
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