In questi giorni si discute con toni animati dell’opera d’arte del noto artista Maurizio Cattelan: una banana attaccata al muro con del nastro adesivo.
Ha suscitato sentimenti controversi e contrastanti, dall’entusiasmo alla rabbia incontenibile. Eccessi, naturalmente, che però devono far riflettere sullo statuto dell’arte in relazione al mondo del tecnocapitalismo globalista di oggi.
L’odierna epoca, epoca in cui prevale lo scempio di un mondo in balia del tecnocapitalismo, ha voltato le spalle al bello ed è diventata epoca del brutto.
Il canone artistico non orbita più intorno al tema della misura e dell’equilibrio come nell’antica Grecia, orbita intorno a figure dell’eccesso, del brutto raffigurato artisticamente.
La ‘Merda d’artista’ di Manzoni o l’orinatoio di Duchamp sono due esempi di questa bruttura che si erge a senso dell’arte contemporanea
Anche l’opera di Cattelan può essere letta secondo la stessa chiave ermeneutica: il brutto di un’epoca brutta che si automanifesta celebrando sé stessa e trasformando il brutto in oggetto d’arte.
L’arte contemporanea raffigura insomma il brutto di un mondo in cui su armonia ed equilibrio prevalgono eccesso e trasfigurazione. Arte che ha perduto ogni rapporto con il bello e ha innalzato il brutto a proprio oggetto.
La bruttura che raffigura Cattelan ben si adatta al nostro tempo fatto di rapporti sociali disarmonici che ha perduto interesse per la verità e che ha ridotto anche l’opera d’arte a merce fra le merci.
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