Non si era messa benissimo per la Lazio. Il miglior Milan dell’anno, addirittura sorprendente nella grinta e per le giocate; una traversa di Immobile; l’inevitabile rete di Immobile; il pareggio del Milan a causa di un intervento di Bastos con il petto.
Brutti segnali.
Nel frattempo belle manovre in attacco e pause in difesa. Quella che alla vigilia si poteva presentare come una vittoria possibile si stava invece complicando.
Poi il Milan ha perso velocità e la Lazio ha ripreso a fare calcetto a tutto campo, ballando il tango. Ma quei segnali rimanevano in aria.
Usciti Immobile e Savic (immaginiamo in vista della Coppa) ed entrati Caicedo e Parolo. Caicedo in particolare era in serata. Uscito per un problema alla spalla e dentro Cataldi. Luis Alberto più avanti accanto a Correa. Ennesimo assist del mago spagnolo, che farebbe segnare anche noi, e Correa si è ricordato di avere il tiro e ha fatto due.
Lotito in tribuna ha fatto festa come un tifoso qualsiasi e c’è chi giura si averlo sentito mandare a quel paese il mondo.
È arrivata la vittoria giusta e chiaramente importante. La classifica è bella e ora lotta per la Champions insieme a Roma, Atalanta e Cagliari. Può anche giocare meglio, ma conquistare San Siro dopo trentanove anni di pausa fa capire che qualcosa stia succedendo.
Il Milan ha fatto più di quanto si potesse pensare per un tempo e poi si è sciolto, consentendo alla Lazio di giocare al ritmo che ama di più. Manca un leader, forse ne mancano due o tre. Continua a collezionare errori, vedi Duarte. Ma la possibilità di riprendersi c’è. Non per la Champions, diciamo la verità.
Roberto Renga
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