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Ah! C’è anche la partita!

Roma – Brescia: vedremo qualcosa Di Bello. Almeno inteso come arbitro, per il resto si vedrà, con o senza Balotelli. Di bello, con la minuscola, o quantomeno di positivi, c’è che con l’approssimarsi della partita si torna a parlare di calcio. Perlomeno, ci si prova, con la realistica percezione che nemmeno domenica pomeriggio, subito dopo il triplice fischio, la partita costituirà il primo focolaio di interesse. 

In settimana sono circolate notizie, mescolate a rumors di vario livello e a percezioni circa il futuro societario, più o meno prossimo. È lecito dire, questo è certo, che la As Roma è in vetrina, se passate l’espressione. Contemporaneamente, di Friedkin abbiamo saputo tutto, perlomeno quel “tutto” che è possibile acquisire attraverso le varie graduatorie della ricchezza, fruibili dagli addetti come dai non addetti ai lavori. 

Come dato certo, per ora, indichiamo il 22: i punti in classifica, una classifica più complicata dopo lo stop di Parma, molto lusinghiera fino a quel pomeriggio emiliano. Non deve essere stato facile, per Paulo Fonseca, ancora una volta, preparare una partita con il finto vantaggio della sosta (solita diaspora per le convocazioni nazionali) e con gli ultimi giorni di fibrillazione, indotta da un dibattito cittadino totalmente occupato dagli scenari futuri: ipotetici, immaginati, previsti e per i soliti indovini “del prima” prevedibili. 

In un certo senso, bisogna ringraziare Fabio Grosso, che in quel di Brescia, spazientito, ha mandato Balotelli anzitempo sotto la doccia: la cronaca ci ha ricordato che domenica alle 15 per i giallorossi ci sono tre punti a disposizione: non facili, non lo sono mai, però obbligatori. Per le velleità e le legittime ambizioni del presente. E a proposito del presente: la mitica, ormai anzi mitologica brochure di Goldman Sachs, oltre all’efficacia circa la rappresentazione dell’appetibilità del marchio, in qualche modo ha operato un aggancio con il presente, attraverso il passato: si vedono trofei, Totti giovane, giornate da ricordare. 

Capito perché è una fortuna che si ricominci a giocare? 

Paolo Marcacci

Paolo Marcacci

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