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L’Italia delle ‘manette’

Negli ultimi anni ci hanno fatto credere che il problema dell’Italia fossero i corrotti.

E quindi, Autorità Anticorruzione, leggi speciali, pene esagerate, movimenti dell’onestà… per poi, constatare che la corruzione non sia stata neanche scalfita da cotanto inutile attivismo.

Ma come tutte le cose prima o poi passano di moda e vengono sostituite da altre altrettanto inutili.

La strategia del politico senza idee e povero del resto, ma con ambizione smisurata è quindi, necessariamente transitata dalle manette ai corrotti alle manette agli evasori.

Il manettaro non conosce programmi di sviluppo sostenibile, intelligente… piani di efficientamento e di riduzione degli sprechi, progetti di valorizzazione ed ammodernamento delle infrastrutture, delle strutture e dei servizi pubblici…carpisce il consenso soltanto azionando la scomunica mediatica del proprio avversario politico e demonizzando, di volta in volta, categorie astratte di presunti criminali.

Non ero ancora nato quando già si diceva che i comunisti mangiassero i bambini e che le foibe, come del resto l’olocausto, fossero soltanto il frutto di una fervida immaginazione.

Oggi si consumano nemici a ritmo forsennato.

La voglia di primeggiare dei buoni a nulla li costringe, non avendo altro da offrire, a dispensare strali e responsabilità a soggetti fisici, istituzioni, entità territoriali ed extra territoriali, comunità, categorie… con indicibile voracità.

I governanti attuali non prefigurano riforme strutturali per il Paese, ma al contrario, distribuiscono colpe, odio e manette, quali supporti medicali risolutivi e miracolosi.

Ora sono tutti pronti a spezzare le reni agli evasori. Anzi ai ‘grandi’ evasori.

E chi sarebbero i ‘grandi’ evasori? Le grandi multinazionali? Le quali hanno tutte le loro sedi legali all’estero? Con loro si preferisce trattare e con qualche centinaio di milioni e pochi bruscolini i rapporti vanno a gonfie vele.

Si consente loro di strozzare il commercio tradizionale, si desertificano le strade evirandole dei negozi, presidi naturali di contatto reale con la merce, di relazione sociale, di economia locale e di sicurezza per il cittadino.

Si potrà a breve non uscire più di casa. La grande distribuzione ci porterà tutto a domicilio. La casa diverrà quindi una cella. E noi dei polli da batteria.

Ma “cella” e “manette” vanno così d’accordo tra loro che i professionisti del nulla non saprebbero prefigurare aspettativa migliore.

Sarebbe poi, il caso di precisare che il 96% dell’impresa legata all’alta finanza ha la maggior parte dei centri di produzione all’estero e quindi, è scarsamente aggredibile dal fisco nazionale.

Restano le grandi banche.

Nei loro confronti non soltanto non è stata prevista alcuna misura restrittiva, ma anzi con l’introduzione massiva dei pos, senza una norma che ne riduca i costi di commissione e con la riduzione del contante (accumulo dei depositi bancari), le si è favorite in maniera smodata.

Ed allora che sarebbero i grandi evasori?

Sul campo rimangono soltanto imprese che non arrivano a 10 dipendenti (che rappresentano il 94% del totale) che non delocalizzano (quasi che fosse un demerito e non un pregio per il Paese), gli autonomi, gli artigiani, i commercianti e le partite iva a vario titolo. I nuovi poveri.

LE  MANETTE  SONO  PER  LORO, E  SOLTANTO  PER  LORO! 

Il resto è pura menzogna di Stato.

Quando poi, anche le manette agli evasori non andranno più di moda a fronte di risultati fallimentari dinanzi a mirabolanti attese, e quindi, la spremitura di voti non sarà più così proficua in termini elettorali, non curanti dei morti e feriti lasciati sul campo e di una economia, di una società e di un ambiente totalmente stravolti ed irrimediabilmente deturpati, i ‘buoni a nulla’ cambieranno nuovamente obiettivo e diranno, con straordinaria lungimiranza: “ci eravamo sbagliati! Il male del Paese non erano tanto i corrotti, neanche tanto gli evasori, ma gli abusivi“.

Per cui manette agli abusivi! E la giostra gira… gira e continua a girare.

La corruzione, l’evasione, l’abusivismo non si combattono con le manette, ma con la cultura, con uno Stato equo, imparziale, giusto… efficiente… semplice, diretto e chiaro.

La scorsa settimana in un paesino del sud d’Italia un mio collega aveva bisogno per il suo bambino di una visita specialistica urgentissima, di una tac e di una risonanza magnetica immediate … ha dovuto purtroppo piegarsi all’amico dell’amico …

Possiamo definirlo corrotto?

Tecnicamente e formalmente forse si (senza forse), ma voi cosa avreste fatto al suo posto?

Ed allora manette al corrotto direbbero i nuovi benpensanti!

Anche se francamente allo stato attuale delle cose per quel mio caro amico le manette oggi rappresenterebbero davvero l’ultimo dei problemi.

Facile parlare di manette quando gran parte di quel 94% dell’Italia, non a carico dello stato, costituita da piccole e medie imprese deve decidere se pagare i dipendenti o le tasse.

Facile parlare di manette quando il 40% di quel 94% ha tutti i propri beni impegnati, quando non pignorati, e se le banche gli chiedessero di rientrare dovrebbero portare i libri sociali in tribunale e dichiarare fallimento.

La corruzione, l’evasione, l’abusivismo non si combattono esacerbando (stimolando) la lotta di classe o lo scontro sociale. Ma alimentando la pacificazione e l’armonia tra i diversi strati della società.

Non si combattono alimentando un clima di sfiducia e di rissa continua, ma restituendo ai rapporti un clima di comprensione e di reciproco rispetto.

Ma soprattutto si combattono attraverso la Buona Amministrazione, quella di cui, purtroppo per loro, non sono capaci i buoni a nulla.

Francamente non riesco proprio a comprendere perché una parte del Paese manifesti del tutto legittimamente e cristianamente (per chi ha fede) la propria solidarietà nei confronti di clandestini e di irregolari (poveri disgraziati a cui va tutto il mio rispetto ed umana comprensione) e provano invece smisurato odio e cadaverico distacco nei confronti di gran parte dei propri connazionali, con l’acqua alla gola, oltremodo martoriati e vessati, che hanno scelto di non pesare sulla spesa pubblica provando, tra infinite difficoltà e nessuna garanzia, a farcela da soli.

Enrico Michetti


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Enrico Michetti

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