La vulcanica (va bene la definizione o è un termine che rimanda a luoghi troppo meridionali?) sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, quella della limitazione al 45% di bimbi stranieri per la scuola materna e delle liste di proscrizione per quotidiani come Manifesto e Avvenire nella biblioteca comunale del ridente (ancora oggi?) centro della provincia di Gorizia, ne ha pensata un’altra. Vuole che vengano “identificati” e di conseguenza etichettati, segnati a dito e quindi discriminati gli insegnanti “di sinistra”.
Sulle intenzioni che la muovono, non crediamo ci sia bisogno di sprecare alcuna riga, onestamente.
Però sarebbe interessante sapere quali criteri sono o sarebbero stati stabiliti per definire con certezza un insegnante “di sinistra”, in questa operazione maccartista in salsa “polentona” (adoro la polenta, è quasi un complimento).
Chi scrive, per esempio, sarebbe molto infastidito dall’essere genericamente definito “di sinistra”, così come lo sarebbe dall’essere etichettato “di destra” (rischio forse dalla percentuale un pochino più bassa). Mi ritengo cosmopolita, cittadino del mondo, discrimino ogni tipo di discriminazione e sono di conseguenza profondamente antirazzista. Ho anche avuto una fidanzata senegalese, circa vent’anni fa. Basta per definirmi di sinistra? Secondo me no e non sto esibendomi in un paradosso.
Basterà un paio di pantaloni di velluto a coste, se ancora ne fanno, o una copia di Repubblica sfogliata a ricreazione? O citare più di due volte Martin Luther King? Chiedo per un amico.
Vi faccio un esempio, per conoscenza diretta: nella scuola media dove insegno da anni, la “Sisto IV” di Roma, ogni anno organizziamo una manifestazione che si chiama “Meetnic”, che si basa sulla condivisione delle ricette di cucina tipiche dei vari paesi da cui provengono gli studenti stranieri. Tutti i miei colleghi si adoperano entusiasticamente, anche quelli dichiaratamente di centrodestra, qualcuno forse anche elettore romano di Salvini. Quindi? In questo caso che accadrebbe? L’algoritmo monfalconiano andrebbe in tilt, smadonnando in friulano stretto?
Per sciogliere il nodo, però, senza annoiare i lettori di radioradio.it, basta rileggere un virgolettato dell’ineffabile sindaca riferito ai mitologici, famigerati insegnanti in questione: “Con le loro ideologie, avvelenano i giovani, osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega”.
Ce lo poteva dire prima, Sindaca: lei non contesta il fatto che gli insegnanti facciano politica a scuola (cosa da evitare in assoluto); lei vuole che parlino bene della sua maggioranza e del suo partito. Qualche precedente storico, peraltro, lo abbiamo registrato nel secolo scorso, su scala molto più ampia, Sindaca; senza offesa per la (sempre meno) ridente comunità di Monfalcone.
Paolo Marcacci
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