Gli individui si giudicano dagli atti che compiono; anche da quegli atti che manifestano l’intenzione di voler compiere, è il caso di precisare in questa occasione, se gli altri glielo consentissero.
Edin Dzeko ha detto di no alla proposta di prendere la fascia da capitano, che Alessandro Florenzi aveva comunicato all’attaccante bosniaco nel caso in cui quest’ultimo avesse scelto di restare a Roma, come poi è avvenuto.
Dzeko ha fatto bene, a non voler privare Florenzi della sua fascia, per un motivo in particolare, fra gli altri: perché Forenzi, nel momento stesso in cui ha messo a disposizione i suoi gradi per aiutare la causa comune della società e della tifoseria, ha agito da capitano; forse, aggiungiamo, ha fatto la cosa più romanista tra quelle che ricordiamo da quando veste questa maglia.
Non è un gesto che va enfatizzato al fine di esporlo tramite ogni tipo di mass media: è un gesto che va però celebrato, lasciandogli quella quota di intimità data dal fatto che lo abbiamo saputo dopo.
Alessandro Florenzi non ha sempre riscosso il massimo del gradimento, perlomeno presso una parte della tifoseria giallorossa, per alcuni suoi atti, o atti mancati se preferite, come la rinuncia a un saluto sotto la curva. Per questi particolari in passato è stato giudicato in un certo modo. Per la stessa logica, dopo un atto simbolicamente così forte, gli va tributato il riconoscimento che si deve a chiunque anteponga gli interessi della causa comune ai propri.
Paolo Marcacci
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