Quell’abbraccio prima di imbracarsi con direzione Shanghai è stato un po’ l’abbraccio di Roma. Stephan El Shaarawy ha lasciato la Capitale per raggiungere lo Shanghai Shenhua, una sorta di eldorado del calcio moderno, lasciandosi alle spalle il calcio europeo a 26 anni. Una scelta sicuramente discutibile dal punto di vista professionale, meno da quello economico, di più da quello tecnico e – per qualcuno – anche da quello sentimentale.
El Shaarawy in questa travagliata stagione giallorossa è stato spesso il faro della notte, il giocatore che paragoneremmo al classico secchione da liceo: l’unico che sembra tenerci, l’unico che ci si mette d’impegno.
Se n’è andato in punta di piedi, facendo meno rumore di un settore ospiti a Marassi, ultimo campo in cui ha segnato con la maglia della Roma, primo stadio che l’ha lanciato nel calcio che conta, quel calcio che il faraone si è ormai lasciato alle spalle.
Va in Cina in silenzio, con solo una bambina al seguito pronta ad abbracciarlo, dandogli quel commiato che si merita da una tifoseria troppo frastornata dall’addio dei due calciatori più significativi della storia recente della Roma per salutarlo adeguatamente.
Nelle casse della Roma rientreranno 16 milioni più due di bonus, mentre il faraone se ne va a cifre monstre: sono ben 40 i milioni che gli ha offerto lo Shenhua.
Un velo d’amarezza riguarda anche l’aspetto finanziario di questa stagione.
Lui d’altro canto avrebbe lasciato tra una stagione a meno di rinnovi di contratto, questo giustifica la cifra che in tanti ritengono esigua per uno come El Shaarawy, mentre altri la trovano ben bilanciato con i suoi undici gol stagionali. Ecco cosa pensano le nostre Teste di Calcio sull’addio del faraone, che ha scelto di andarsene a buon mercato per essere ricoperto d’oro.
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