Minuto diciotto, già capita l’antifona, rigore discutibile a parte: tatticismo speculare, studio reciproco protratto, vicendevole rispetto nel presidio di ogni zolla. Molto, molto bene gli esterni, a cominciare da Anderson del Tottenham.
O del Tette-nham? Dubbio lecito, circa la dizione. Si materializza una valchiria tra due inglesi, entra facendo la diagonale, nel senso che taglia obliquamente tra gli inservienti che hanno la pettorina, ma meno di lei. Klopp Klopp Klopp…la falcata la rende imprendibile, all’inizio nessuno l’ac-chiappa. Distrae? Un Pochettino.
Ha un body nero con la scritta “Vitaly”; giureremmo sul fatto che non si chiama Alvaro; nemmeno al VAR, visto l’andazzo. Beh, occhio alle rime.
A un certo punto la bloccano, con delicatezza e un po’ di galanteria (alla fine l’unica mano morta si rivelerà quella di Sissoko), però quella corsetta ci ha risollevato la palpebra. Ho detto la palpebra.
Esce tra gli applausi, dopo essere sfuggita agli inservienti. Viva la fUga, che Dio (uno qualsiasi, anche quello di Salah che addirittura si inginocchia) la benedUca.
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