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Un incubo di nome Xylella

La xylella fastidiosa, fino a pochi anni fa la conoscevano in pochi. Alcuni addirittura negavano la sua pericolosità. Oggi è un nemico che rischia di provocare la più grande crisi agricola dai tempi dell’Antica Grecia.

La xylella fastidiosa è infatti un batterio, di origini brasiliane, che blocca la circolazione linfatica di oltre 500 tipi di piante, facendole seccare e morire, e che ha una capacità mostruosa di espandersi. Un batterio che colpisce soprattutto l’olivo, la vite, gli agrumi e il mandorlo. La xylella ha già cambiato il paesaggio del Salento: dove verdeggiavano migliaia di olivi oggi c’è la terra brulla e gli sradicamenti tardivi, lenti, irresponsabili non sono valsi a fermarla.

La xylella fastidiosa si è manifestata per la prima volta in Puglia (nel Salento appunto) nel 2013. Gli esperti consigliarono subito di sradicare le piante colpite e di creare una fascia di sicurezza per salvare le piante non ancora infettate. E lì si celebrò una delle solite farse all’italiana, una farsa poi divenuta tragedia.

Ambientalisti del tutto sprovvisti di nozioni (tra cui una nota showgirl, Sabina Guzzanti) dissero che era un complotto per favorire le case produttrici di organismi geneticamente modificati, altri dissero che la xylella era un rischio minimo, politici avventizi e criminali favoleggiarono di misteriose società brasiliane e favorirono il partito del no ai provvedimenti. Un partito, quello sì, che prolifera e cresce rigoglioso in tutta Italia.

Risultato? Invece di espiantare poche centinaia di ulivi ora se ne sono sradicati migliaia e migliaia ed è probabilmente troppo tardi.

Intanto la xylella nel 2015 ha fatto la sua comparsa in Francia, poi, nel 2016, alle Baleari e in Germania, l’anno dopo nella Penisola iberica e di recente in Portogallo. E dalla Puglia si è manifestata anche in Toscana.

Si era sparsa la voce che innestando gli olivi con l’oleastro selvatico (cugino dell’ulivo) si sarebbero create piante resistenti al batterio. Purtroppo pare proprio che non sia vero. L’Efs, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha fatto sapere oggi che molti dei trattamenti antixylella sperimentati riescono a ridurre sì i sintomi ma non fermano il batterio (trasportato da moltissime specie di insetti) e che solo il taglio e la creazione di zone di sicurezza mai inferiori a 100 metri tra gli ulivi infettati e quelli sani può servire.

La cosa è seria, se non si riuscirà a trovare qualcosa che fermi il batterio il bacino del Mediterraneo diventerà una zona senza ulivi e quindi senza olio e con pochi mandorli (e pazienza) e con viti e agrumi a rischio.

Dopo oltre tremila anni la nostra civiltà, non solo alimentare, cambierà in modo tremendo. Senza contare i milioni di posti di lavoro perduti. Un incubo che, forse senza complottisti d’accatto, specialisti finti e creduloni vari ci saremmo risparmiati.

Marco Guidi

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