Politica

Palazzi occupati ed emergenza abitativa. Parlano Simone Di Stefano e Paolo Ciani

Complice il recente caso dell’elemosiniere del Papa che ha riattaccato la corrente nell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, continua a tenere banco il tema degli stabili occupati a Roma. Tra questi, figura quello di Casapound, il cui debito contratto con Acea si aggira intorno ai 300 mila euro. A parlarne in apertura a “Lavori in corso” è stato proprio il leader del partito di estrema destra, Simone Di Stefano.

Palazzo occupato da Casapound, Di Stefano: “Acea preferisce avere la vicenda politica da poter giostrare”

Vi enuncio esattamente tutte le differenze tra noi e lo stabile occupato di via Santa Croce in Gerusalemme. Anzitutto, a Casapound non c’è un ristorante, non c’è una discoteca, non c’è nessuna attività collaterale rispetto alle occupazioni delle famiglie” ha esordito il politico di Casapound, sottolineando poi che “un’altra differenza sostanziale è che, dentro il palazzo di Casapound, ci sono soltanto famiglie italiane, hanno tutte la residenza riconosciuta dal comune, e che quel contenzioso che hanno con Acea, quei soldi li vogliono pagare, soltanto che Acea ha detto che non li vuole“.

Acea fece un contratto a Casapound con una singola utenza per 18 famiglie con un contratto di tipo industriale. Questo comportò un aumento della bolletta nonché la difficoltà estrema di gestire ogni mese i consumi. Da lì il contenzioso per i 18 contatori mai realizzata e si decise di non pagare. Le famiglie, però, misero da parte i soldi tutti i mesi per questa corrente” ha spiegato Di Stefano “ora si è deciso di proporre ad Acea il pagamento metà rateizzato e l’altra metà in contanti. C’è stato risposto di no perché Acea preferisce avere, o forse il Comune di Roma comandato da Virginia Raggi, la vicenda politica da poter giostrare“.

Entrando nel merito, invece, dell’emergenza abitativa, Simone Di Stefano ha osservato che “la soluzione, per me, all’emergenza abitativa non sono gli sgomberi, non solo le occupazioni, ma è la costruzione di edilizia residenziale pubblica. Se
non si pongono delle soluzioni, le occupazioni, la lotta nei quartieri per le case assegnate ai rom continuerà esponenzialmente da qui in futuro, per sempre. Qualcuno vuole proporre una soluzione? No. Si preferisce strillare, perché siamo in campagna elettorale, così si può dire ‘l’occupazione, Casapound’ ecc, ecc
“.

Emergenza abitativa, Paolo Ciani: “Non si può fare solo retorica o slogan. E’ una vicenda complicata, che va affrontata”

Dopo Di Stefano, ad intervenire sulla questione delle occupazioni e dell’emergenza abitativa che attanaglia la Capitale è Paolo Ciani, consigliere regionale del Lazio e membro della Comunità di Sant’Egidio.

Il problema delle occupazioni e, in generale, dell’emergenza abitativa è un tema purtroppo, fortemente sottovalutato da tutti da troppo tempo. Si parla tanto e si sono trasformate in emergenze altri temi e quello della casa non è un’emergenza, ma una realtà della quale si è sottovalutata la portata. Il tema delle occupazioni è anche un tema di legalità e d’illegalità, quindi, con il tempo, i partiti hanno avuto il timore evidentemente a prendere posizioni più chiare” ha affermato il consigliere regionale del Lazio.

E’ tanto tempo che, per tanti versi, la Chiesa e i cristiani in generale hanno superato nella carità e nella vicinanza la politica ha proseguito Ciani, osservando poi che la vicenda che ha visto coinvolto in prima linea l’elemosiniere del Papa, il “cardinal Krajewski, anche per come è stata spiegata oggi dal cardinal Parolin, è un po’ sintomatica. E’ l’idea di un intervento concreto al di fuori dagli schermi per dire ‘guardate che qui bisogna prendere delle posizioni e delle decisioni ulteriori, non basta l’accompagnamento o il guardare da lontano le cose“.

Non si può solo fare della retorica o degli slogan. E’ una vicenda complicata, che va affrontata” ha aggiunto, in chiusura, il consigliere regionale.

Redazione

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