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42 anni di Apple, ma lo smartphone ha migliorato la nostra vita?

Nasce come “Apple Computer“, poi diventata “Apple Inc“, la celebre azienda statunitense di sistemi multimediali fondata da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne quarantadue anni fa, proprio il 1 aprile 1976.

Dall’uscita del primo computer, l’Apple I, partorito dalla geniale mente di Wozniak, all’approdo dei coloratissimi portatili iBook, che sancirono la rinascita dell’azienda dopo un periodo di declino e l’intenzione di Jobs di riportare la Apple dalla parte delle masse dopo tanti anni di produzione di sistemi multimediali a prezzi proibitivi, fino ad arrivare all’avvento del primo smartphone presentato nel 2007 dall’azienda della mela, l’iPhone, prodotto di grandissimo successo, la Apple ha dimostrato, nonostante alcuni insuccessi, di aver posto in auge su tutto, sin dai primi anni della sua fondazione, l’avanzamento dell’era digitale.

Se ci focalizziamo sul primo e innovativo smartphone dell’azienda della mela ci accorgiamo di come, già dai primi modelli contenenti un enorme display con digitalizzatore capacitivo, quattro tasti fisici e un’interfaccia utente in puro stile Apple, sia stato ridefinito non solo il mondo della tecnologia, ma anche della telefonia mobile e di quanto quest’aspetto, complice il successo dell’iPhone, possa aver influito, non solo nel naturale processo d’evoluzione dell’era digitale, ma anche nella sfera quotidiana.

Non è un mistero infatti che, con l’avvento degli smartphone, il tempo di navigazione sul web sia notevolmente aumentato, consentendo agli utenti di essere sempre connessi e di accedere con maggiore velocità alle informazioni sul web, attraverso i propri dispositivi. L‘accessibilità alla rete ha preso, quindi, sempre più piede nella nostra quotidianità, sviluppando, in casi più estremi, vere e proprie dipendenze da internet.

Di queste fa parte sicuramente la ‘nomofobia’, ovvero la paura incontrollata di non essere rintracciabili e di non accedere in breve tempo agli aggiornamenti e alle informazioni altrui tramite il proprio smartphone. Nonostante i nomofobici tentino di prevenire sensazioni simili ad attacchi di panico (difficoltà a respirare, nausea, angoscia, sudorazione, tremori, e tachicardia) munendosi, nei propri spostamenti, di caricabatterie e disponendo sempre di credito sulla sim, secondo uno studio condotto da David Greenfield, professore di psichiatria all’università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa, una sorta di effetto placebo per il sistema nervoso. E, come tutte le dipendenze, è importante cercare di imporsi un utilizzo adeguato ed equilibrato del proprio dispositivo, concedendosi qualche pausa dall’incessante controllo dello schermo del cellulare.

Tra le patologie in relazione all’ambito internettiano, fanno capolino il ‘net-compulsions‘ (comportamenti che portano il soggetto a dedicarsi convulsamente ad attività in rete come il giochi d’azzardo, il commercio in rete e la partecipazione ad aste online), il ‘cybersexual-addiction‘ (la necessità di accedere compulsivamente a siti pornografici o dedicati al sesso virtuale) e il ‘computer-addiction’, ovvero l’utilizzare spasmodicamente il pc a fini ludici, partecipando a giochi virtuali e costruendosi una realtà fittizia, nella quale proiettare, in casi più estremi, la propria identità.

Alla luce dell’avvento di queste nuove patologie da web, dell’inarrestabile avanzamento, anche grazie ad aziende come l’Apple, dell’era digitale, resta fondamentale prefiggersi un utilizzo adeguato del mezzo digitale, sia esso un computer, un tablet o un iPhone.

Veronica Bisconti

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