Roberto Mancini ha debuttato in serie A a diciassette anni e a diciannove in Nazionale. Chi meglio di lui potrebbe allora riconoscere il talento nei giovani, avere il coraggio di lanciarli anche nelle occasioni di maggiori responsabilità? Ecco, dunque, che si vedono già i primi frutti di questa innegabile e indiscutibile qualità di saper riconoscere il talenti. Lui che ha convocato in nazionale Zaniolo prima ancora che il giovanissimo calciatore giallorossi giocasse un solo minuto in serie A, è stato ripagato nel debutto europeo contro la Finlandia dai gol del giovane Barella – che ha segnato in azzurro addirittura prima di Gigi Riva! – e dei bianconero Kean, capace anche lui di fissare un record di gioventù. Insomma, il lavoro di Mancini comincia a dare i primi frutti senza però dimenticare o azzerare i meriti dei veterani e le indicazioni del campionato. Perché a Udine c’è stato anche, nove anni dopo, il ritorno in Nazionale di Quagliarella, capace di sfiorare per due volte il gol. Insomma, Mancini è partito con il piede giusto, con il mix che serve a questa squadra per progettare il suo futuro.
Alessandro Vocalelli
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