Attualità

Gomorra? La distruzione dell’immagine del Sud (e non della mafia)

Ieri sera osservavo con scrupolosa attenzione il “plurireclamizzato” serial Gomorra.
Notavo come aspetti sino ad ora largamente censurati, come ad esempio l’esecuzione materiale di un individuo, fosse ripresa in ogni più macabro particolare.
Mi stupiva francamente la rappresentazione scientifica dell’organizzazione criminale mostrata quasi in chiave didattica.

L’immagine che si offre del territorio è devastante.

La saga delle famiglie mafiose, delle loro bande armate, lo sciame di macellai motorizzati, la scia di sangue che corre verso il potere, i sodalizi effimeri tra belve assetate di vendetta pronte a sbranarsi senza soluzione di continuità, l’esaltazione spavalda di ogni più crudele violenza a spregio del più elementare istinto volto alla conservazione del bene della vita, l’elevazione a simbolo della feccia umana, la simbiosi tra croce e tritolo, il più profondo degrado umano eretto a percorso di vita possibile (se non auspicabile, tra soggetti deboli od in corso di formazione) rappresentato in maniera totalizzante per quelle terre e senza via d’uscita, ed alla fine della mattanza criminale, come nel Grande Fratello, nell’Isola dei Famosi, in Masterchef ed in altri programmi a cui è stato affidato il compito di trasferire il parco valoriale delle generazioni venture (prossime) immagino “venga eletto”, tra i sopravvissuti, tra festanti colpi di kalashnikov, “il criminale dell’anno”.

Neanche oso pensare ai riverberi in termini di emulazione.

Delle volte mi domando, ma l’immagine che vogliamo offrire al mondo del nostro sud è soltanto quella criminale?

Peraltro falsa! Per lavoro mi reco spessissimo a Napoli e nel sud in genere e lo trovo più sicuro e tranquillo di Rogoredo, di Padova o di Verona.

Ma l’obiettivo è quello di fare concorrenza ai cartelli delle aree più degradate del Sud America?

Si può descrivere e combattere la mafia in tanti modi come l’hanno fatto Giuseppe Marrazzo, Fava, Rostagno o tanti sacerdoti, magistrati, forze dell’ordine e soprattutto cittadini comuni che si muovevano nella realtà e non in una macabra ed insulsa finzione.

Sapere poi, che a tutela di tanta scientifica e brutale violenza firmata vi possano essere esponenti di spicco di un acclamato giornalismo antimafia francamente mi fa pensare.
La mafia usa la violenza per accumulare ricchezza distruggendo l’immagine del meridione.

E Gomorra cosa fa?

Enrico Michetti

Enrico Michetti

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