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Diciotti, c’è rischio crisi

C’è forte preoccupazione in casa M5S a poche ore dal voto su Rousseau per decidere sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini per il caso Diciotti. Se la base 5 Stelle dovesse optare per l’ok al processo – questo il ragionamento che filtra da fonti di governo M5S – potrebbe aprirsi una crisi. Le stesse fonti parlano anche di una Lega preoccupata, nonostante in Sardegna durante un comizio il vicepremier Salvini, a proposito dell’imminente consultazione su Rousseau, abbia detto “dormo tranquillissimo”.

”Se votano sì, votano sì e se votano no, votano no: quello che ho fatto l’ho fatto per difendere il bene e la sicurezza dei cittadini italiani. E lo farò ancora finché sarà necessario”, ha detto il ministro dell’Interno in diretta Facebook da La Maddalena. “E’ giusto ascoltare i militanti, consultare gli iscritti va sempre bene. Spero che non finisca come a Sanremo, che poi è arrivata la giuria d’onore e ha cambiato il voto degli italiani…”, ha detto poi intervenendo a ‘Non è l’Arena’ su La7. “Una cosa dovranno decidere i senatori e chi cliccherà, se quello che ho fatto è nell’interesse pubblico, per difendere il mio paese. Penso che il giudizio popolare sia abbastanza chiaro ed evidente. I numeri dicono che meno persone partono e meno persone muoiono, meno persone partono, meno armi e droga vengono comprate dagli scafisti con i soldi che quei poveretti danno loro. Io complice degli scafisti non lo sarò mai, processo o non processo”, ha aggiunto Salvini.

Lo stesso Movimento cerca comunque di stemperare la tensione. “Nessun allarmismo. La questione è semplice. La risposta chiesta agli iscritti a Rousseau per il voto di domani è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta. Cioè se in quel caso si sia agito o meno ‘per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo'”. E’ quanto si legge sul ‘blog delle stelle’ in un post dedicato al “quesito del voto sulla Diciotti”. “I senatori martedì in giunta dovranno votare sì per dire che c’è stato quell’interesse e negare l’autorizzazione a procedere e no per dire che non c’è stato e concedere l’autorizzazione a procedere, esattamente come sarà per gli iscritti del MoVimento 5 Stelle che parteciperanno al voto su Rousseau. Proprio questa complessa articolazione dimostra che non stiamo parlando dell’immunità di un politico. È giusto prendere le decisioni importanti con cittadini informati e che sappiano anche prendere coscienza della complessità del tema”. “Per questo -viene precisato- è stato deciso di fare una votazione online. E per questo si è deciso di porre nel quesito il reale oggetto della questione, che coinvolge anche le decisioni politiche del presidente Conte, del vice presidente Di Maio e del ministro Toninelli. Non si tratta di decidere se ”mandare a processo il ministro dell’Interno” ma di valutare se la decisione di trattenere i migranti qualche giorno a bordo della nave Diciotti è stata presa sulla base di un interesse dello Stato o no”.

L’ironia di Grillo – “Se voti Si vuol dire No Se voti No vuol dire Si Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste”, scrive sulla sua pagina Facebook Beppe Grillo, riferendosi al meccanismo del voto on line sulla piattaforma Rousseau.

I dubbi del marito di Raggi – Una domanda “mal posta”, perché andava fatta “sull’immunità” e non “sull’interesse nazionale”. Fra le voci critiche al voto online su Rousseau per il caso Diciotti, si alza anche quella di Andrea Severini, militante M5S nonché marito di un’esponente di primissimo piano del Movimento: la sindaca di Roma Virginia Raggi. L’appunto alla scelta del quesito, insieme alla preferenza di voto, arriva attraverso un post pubblicato sul profilo Facebook. Alla domanda ‘Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?’, Severini voterà ‘no’ (quindi concedendo l’autorizzazione a procedere contro Salvini, ndr), “ma la domanda – si legge – è mal posta. La domanda andava posta sull’immunità e non sull’interesse nazionale. Non si deroga sui nostri principi, i processi si affrontano come hanno fatto Chiara, Filippo e Virginia. Sono convinto – spiega ancora – che non esista reato e Salvini non può nascondersi dietro di noi”.

L’opposizione – “Affidare a un voto online la decisione sul caso Diciotti-Salvini, che la Costituzione assegna al Senato, è un’assurdità – afferma Lucio Malan, vice capogruppo vicario dei senatori di Forza Italia -. Ma almeno spero che la maggior parte di chi voterà sappia di cosa si tratta”. Per il dem Andrea Marcucci “il M5S salva Salvini dai giudici. Una consultazione finta su Rousseau archivia anni di battaglia contro immunità parlamentare. Come si cambia per non morire” scrive su Twitter il presidente dei senatori Pd. Non ha dubbi il deputato di Leu, Roberto Speranza: ”così facendo i 5 stelle perderanno tutta la loro credibilità”. “Salvini che invita i senatori cinque stelle a votare secondo coscienza si dimostra addirittura migliore del partito di Di Maio, o forse è l’ennesimo sfregio alle chiacchiere grilline: lo prenderanno sul serio e diranno sì al processo, come chiede la magistratura, o voteranno secondo quanto deciderà Casaleggio con la piattaforma taroccata di Rousseau, già sanzionata dal Garante della Privacy per assenza di garanzie sulle votazioni online?”. E’ quanto scrive su Facebook il deputato Pd Michele Anzaldi.

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