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Il governo si divide sui migranti

Governo diviso sui migranti e sul destino delle due navi – Sea Watch 3 e Sea Eye – bloccate da due settimane a largo delle coste europee. Da una parte c’è il vicepremier Luigi Di Maio che apre dicendosi disponibile a ricevere donne e bambini, dall’altra Matteo Salvini che “non cambia idea” e afferma: “Chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi”. Su Facebook il ministro dell’Interno ha chiuso ogni spiraglio: “Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti. Io non cambio idea”. Da fonti della Lega si apprende poi che Salvini ha parlato con Di Maio. Da parte del titolare del Viminale, si spiega, non c’è alcuna irritazione ma “semplicemente” la volontà di “risolvere problemi”. Le stesse fonti assicurano che Salvini “è assolutamente sereno” e che i rapporti con Conte e con gli altri ministri M5S “sono ottimi”. Non esiste quindi nessun caso.

Nel post su Facebook Salvini ha sottolineato: “Una nave tedesca e una nave olandese, in acque maltesi. Ma ad accogliere dovrebbe essere ancora una volta l’Italia. La nostra Italia che ha già accolto quasi un milione di persone negli ultimi anni, la nostra Italia dove più di un milione di bambini vive in condizioni di povertà assoluta”. “Il traffico di esseri umani – ha aggiunto – va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi”.

Di Maio invece, sempre su Facebook, ha scritto riassumendo la situazione: “Due navi ai confini dell’Europa. Ancora una volta solo l’Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l’Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto – ha osservato – Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell’egoismo di tutti gli Stati europei”. “Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia – si legge nel post – Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera”. “Poi ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un’Europa che si gira dall’altra parte per non vedere”, ha concluso il vicepremier.

Nel frattempo Philip Hahn, capo missione di Sea Watch 3, attraverso un messaggio diffuso dall’Adnkronos ha lanciato l’allarme e ha fatto appello alla Ue affinché riesca a “dare a queste persone un posto sicuro in cui stare”. La situazione a bordo “sta peggiorando sempre più”. Le 32 persone sulla nave, in cerca di un porto da ormai due settimane, “stanno aspettando di poter sbarcare a terra. Lo spazio in cui si trovano a convivere – sottolinea Hahn – è molto ristretto perché le condizioni climatiche non sono favorevoli e quindi devono raggrupparsi in piccoli ambienti. Devono dormire per terra, senza alcun materasso, ci sono problemi igienici. Abbiamo scorte di cibo solo per un tempo molto ristretto. Attendiamo disperatamente che l’Unione europea riesca a pianificare il loro ricollocamento in diversi Paesi europei e a dare a queste persone un posto sicuro in cui stare”. Fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riferiscono che “le navi Sea Watch 3 e Professor Albrecht Penck si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese, in acque territoriali (non Sar) de La Valletta” e che “tutti i migranti stanno ricevendo viveri e ogni forma di assistenza, trovandosi a pochissima distanza proprio dal porto de La Valletta”.

Sea Watch ha tra l’altro reso noto in un tweet che “uno dei 32 naufraghi a bordo di #SeaWatch si è gettato in acqua cercando di raggiungere Malta”. “Per giorni hanno guardato la costa europea senza poterla raggiungere. In mare da 2 settimane e con alle spalle mesi di detenzione nelle prigioni libiche – denuncia la Ong – Hanno bisogno di un porto, ora”. In un briefing a Bruxelles, la portavoce dell’esecutivo Ue, Mina Andreeva, ha detto che “la Commissione europea continua i suoi intensi contatti con alcuni Paesi membri che sono disposti a trovare una soluzione” per permettere che siano sbarcati “rapidamente” i migranti a bordo della Sea Watch 3 e della Sea Eye. Andreeva ha ricordato che il commissario per le Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, “ha telefonato ad alcuni Paesi membri per dare sostegno e per contribuire a questo sforzo per lo sbarco al più presto e in sicurezza” delle 49 persone a bordo delle due imbarcazioni. “Ci sono alcuni Paesi – ha sottolineato ancora la portavoce – che hanno espresso disponibilità a contribuire a questo sforzo congiunto e a sostenere Malta, ma contatti sono in corso e in questa fase non ci sarà alcun annuncio fino a che non lo faranno i Paesi membri”. Nei giorni scorsi hanno dato la loro disponibilità ad accogliere alcuni dei migranti Germania, Francia e Olanda.

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