Il caro carburanti e il costo dell’energia continuano a pesare sui bilanci delle famiglie italiane, tra sconti temporanei, price cap volontari e misure ancora da definire. Andrea Polo ha analizzato in diretta lo stato dell’arte: dai limiti degli interventi dello Stato alla questione delle raffinerie, dal nodo del nucleare ai consumi quotidiani, fino alle opportunità di risparmio in bolletta.
Alcune insegne hanno introdotto un tetto massimo di prezzo. Polo ha però invitato alla cautela: l’adesione dell’insegna non implica che il tetto sia applicato in ogni singolo distributore, perché il gestore può decidere di non aderire al price cap. I prezzi restano comunque esposti, e spetta all’automobilista controllarli.
Il passaggio successivo è il sistema delle cosiddette accise mobili, che entrerà in vigore solo quando saranno pronti i decreti interministeriali, ancora mancanti. Il meccanismo è questo: l’accisa è l’imposta che si paga allo Stato sul carburante, ed è una delle poche leve su cui il governo può intervenire direttamente. Se il prezzo del barile raffinato dovesse salire, l’accisa dovrebbe scendere. Aumentando il prezzo alla pompa cresce infatti anche il gettito dell’IVA, pari al 22% del prezzo, e lo Stato può rinunciare a quel maggior introito.
Quanto questo si tradurrà in un risparmio per le tasche degli italiani è ancora da vedere. Anche i price cap, ha ricordato Polo, hanno una durata limitata e non tutte le insegne hanno già dato seguito agli annunci. Per questo, in una fase come questa, conviene verificare se il distributore abituale sia davvero il più conveniente, senza però cadere nell’errore di chi fa rifornimento cinque euro alla volta.
Polo ha raccontato di aver messo alla prova l’app Osservaprezzi, girando per Roma a controllare di persona i distributori. Il risultato è stato deludente: i prezzi dichiarati, almeno per una decina di impianti verificati, non corrispondevano a quelli reali.
Quanto alle compagnie, l’indicazione è che senza l’intervento dello Stato fanno fatica a reggere. Anche con le accise mobili, tuttavia, nessuno deve illudersi di rivedere il carburante a 1,5 euro: si tratta, ha sintetizzato Polo, di misure tampone.
Il punto centrale dell’intervento riguarda l’offerta. Secondo Polo, a mancare oggi non è il greggio ma la capacità di raffinarlo. Una lettura che, ha ricordato, è stata ribadita anche dal presidente statunitense Donald Trump, secondo cui non manca il petrolio ma mancano le raffinerie. A suo giudizio è il risultato di scelte compiute in passato, tra cui la chiusura di raffinerie in Italia, e lo stesso vale per le fonti energetiche alternative.
L’esempio più evidente è il nucleare. Paesi come la Francia e la Spagna lo utilizzano e ottengono bollette più basse, mentre l’Italia lo ha respinto con due referendum. Il primo, ha ricordato Polo, arrivò a ridosso dell’incidente di Chernobyl, in un clima in cui il rifiuto era comprensibile, e pesarono anche vicende come quella di Seveso. Il risultato è stato rinunciare per decenni allo sviluppo di tecnologie che avrebbero garantito maggiore autonomia energetica.
Il confronto con l’estero è netto: Amazon ha progettato la costruzione di un mini reattore nucleare negli Stati Uniti per alimentare il proprio data center. Nel corso della trasmissione è stata citata anche una scienziata napoletana, la professoressa Bruno, impegnata in Oriente su una tecnologia che promette di produrre e immagazzinare energia attraverso speciali veli applicabili alle finestre.
Polo ha poi richiamato la posizione dell’esperto Davide Tabarelli, giusta «per quanto impopolare»: occorre cambiare il modo di consumare e ridurre i consumi. Non si tratta, ha precisato, di accontentarsi dell’invito a lasciare l’auto: senza un trasporto pubblico efficiente, chi deve raggiungere il lavoro con quattro linee di metropolitana e sei autobus finirà comunque per prendere la macchina. Va potenziato il trasporto pubblico, e vanno valorizzati servizi come la mobilità condivisa e il car sharing, a cui le nuove generazioni sembrano più abituate. Poco realistica, secondo Polo, l’idea di viaggiare in nove colleghi nella stessa auto, perché ogni famiglia ha esigenze diverse.
Molti sprechi domestici, ha aggiunto, dipendono da gesti automatici, come lasciare l’acqua aperta mentre ci si lava i denti. Sulle luci accese l’impatto è invece oggi minimo, dopo il passaggio ai led: un esempio di tecnologia che entra davvero nelle case perché risolve un problema concreto.
Ultimo capitolo, le bollette. Dopo gli ultimi aggiornamenti di ARERA, il mercato tutelato, quello dei cosiddetti clienti fragili, è ormai in forte fibrillazione. Chi vi rientra ancora farebbe bene a guardarsi intorno. Al di là dei grandi proclami delle aziende, nel mercato tutelato esistono oggi tariffe che consentono di risparmiare circa il 24% sull’energia elettrica e il 25% sul gas. Su una bolletta annua di circa duemila euro, la differenza non è trascurabile.
In un suo recente e pungente intervento Vladimir Putin, presidente della federazione russa, ha dichiarato…
Un balletto per i social costa caro quando non ti accorgi di tutto il resto.…
Il Consiglio Nazionale del CONI ha votato all’unanimità Giovanni Malagò commissario della FIGC, con elezioni…
A fine agosto sei ministri delle Finanze europei, Giancarlo Giorgetti compreso, scrivono a Bruxelles per…
E' finalmente tornato il campionato! La sesta giornata di Serie A, dopo la sosta per le…
JUVENTUS - Arrivato il 1° settembre dal Newcastle con un prestito secco fino a giugno…