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Melania Trump si è lasciata scappare una frase che ha messo in imbarazzo il marito

Deve aver certamente destato un qualche stupore e magari anche un lieve senso di disagio la recente dichiarazione rilasciata da Melania Trump, la First Lady come usa dire con il lessico dell’impero. Melania, di origini slovene, ha sostenuto senza perifrasi e senza infingimenti di essere cresciuta sotto il comunismo e di avere avuto un’infanzia bellissima. Sic. Parole decisamente dissonanti le sue rispetto al regime discorsivo proprio di Donald Trump e, più in generale, di quegli Stati Uniti d’America che da sempre combattono il comunismo. Poco importa se cubano, sovietico o titino. E lo combattono come impero del male, questa la locuzione utilizzata, di ordine squisitamente teologico-politico. Ovviamente l’impero del bene per parte sua viene fatto sempre e comunque coincidere con Washington e con la sua special mission di pace e di libertà in astratto e di sottomissione dell’intero pianeta in concreto.

Una mossa studiata a tavolino? Pechino val bene una messa

Nulla vieta naturalmente di pensare che quella di Melania possa considerarsi come una mossa attentamente studiata a tavolino, magari per favorire un’apertura diplomatica verso la Cina comunista, considerato anche il fatto che nei giorni scorsi Donald Trump si è addirittura definito amicissimo di Xi. Dunque Pechino val bene una messa? Non è da escludere a priori.

Comunque sia, le parole di Melania sono indubbiamente significative, dacché possono contribuire a risvegliare l’opinione pubblica americana rispetto alla congerie di menzogne a cui viene sottoposta ininterrottamente da diversi decenni. Menzogne che, a ben vedere, tutte orbitano intorno alla strategia discorsiva con cui Washington prova a giustificare l’imperialismo a stelle e strisce come regno del bene, e, con movimento simmetrico, a demonizzare il mondo comunista in ogni sua determinazione come impero del male.

Le contraddizioni dell’impero del capitalismo americanocentrico

Che il socialismo realizzato avesse, a Cuba come a Mosca, in Slovenia come in Corea del Nord, le sue contraddizioni è assodato e ormai registrato da tempo. Che anche l’impero del capitalismo americanocentrico sia intimamente contraddittorio forse meno chiaro, almeno per la popolazione della civiltà del dollaro, una civiltà nei cui spazi blindati e alienati, lo ricordiamo, una banca può portare via la casa ai cittadini e la miseria più bieca coesiste accanto all’opulenza più sfacciata.

Vengono allora alla memoria le parole di quell’esule che, fuggito in Europa dall’Unione Sovietica, venne interrogato dagli europei su come si vivesse a Mosca in quegli anni. Tutto quel che ci raccontavano su di noi era falso, ma, aggiunse, era vero tutto quello che ci raccontavano su di voi.

RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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