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Arrampicata sugli specchi dei “giornaloni” su AfD ▷ “Guardano il dito, mai la luna” | Bianchi e Amorosi

Il 6 settembre l’AfD ha conquistato il 43,8% in Sassonia-Anhalt, quasi triplicando i consensi della CDU di Friedrich Merz, ferma al 17,2%. Un risultato che, secondo diverse ricostruzioni, ha spinto lo stesso Merz a convocare la dirigenza del partito per fare il punto sulla débâcle. Al centro della campagna elettorale c’era Ulrich Siegmund, leader regionale del partito, definito «l’uomo più pericoloso della Germania» in un titolo del Corriere della Sera ripreso e discusso ai microfoni di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale. Il conduttore ha osservato come l’uso delle virgolette nell’articolo serva, nel linguaggio giornalistico, ad attribuire la definizione a una fonte terza e non alla testata stessa.

Bianchi: «Ci si accanisce sulla spia, non sul motore»

Giorgio Bianchi ha inquadrato la crescita dei partiti definiti populisti in Europa con una metafora automobilistica, raccontando di un guasto al motore della propria auto segnalato da una spia di pericolo: «prendersela con la spia come fanno questi giornali è ridicolo», ha detto, sostenendo che l’attenzione mediatica dovrebbe concentrarsi sul motivo per cui quella «spia» — cioè il consenso crescente verso i movimenti definiti populisti — si è accesa, invece che limitarsi a stigmatizzarla.

Amorosi: «Un elettorato alla canna del gas, non un popolo di ignoranti»

Sulla stessa linea Antonio Amorosi, secondo cui l’elettorato di AfD, Rassemblement National e simili non sarebbe mosso da adesione ideologica ma da condizioni economiche precarie: «le persone non sono stupide […] ma sono ormai alla canna del gas», ha affermato. Il giornalista ha esteso la riflessione al mondo dell’informazione e della cultura, sostenendo che quest’ultima sarebbe diventata «qualcosa che devi vendere» invece di uno strumento per raccontare la realtà, e ha richiamato il pensiero di Giovanni Gentile sulla necessità, per un liberale, di riconoscere che la propria visione del mondo non è l’unica possibile. Per Amorosi, la mancanza di pluralismo nel dibattito pubblico — citando come esempi Covid, guerra in Ucraina e conflitto Russia-Trump — segnalerebbe una classe dirigente «alle strette, in crisi», mentre l’elettorato continuerebbe comunque a votare «per qualcos’altro».

Redazione

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