Attualità

La follia della crisi idrica: i data center dicono di risparmiare mentre loro ne consumano a fiumi

Il tema della crisi idrica è tornato al centro del dibattito pubblico, ma i dati più recenti raccontano una realtà più articolata di quella che filtra nei titoli. Secondo le stime riprese da fonti internazionali, l’espansione dei data center legati all’intelligenza artificiale potrebbe generare un fabbisogno idrico equivalente a quello di oltre un miliardo di persone entro il 2030, con casi già documentati — come in Uruguay, dove nuovi impianti si sono sovrapposti a una siccità che aveva reso l’acqua potabile inaccessibile. Sul fronte opposto, altre analisi ridimensionano l’impatto diretto negli Stati Uniti, attribuendo ai data center una quota marginale del consumo idrico nazionale e sottolineando i progressi dei sistemi di raffreddamento a circuito chiuso.

Il nodo della dispersione idrica in Italia

Sul fronte italiano, il problema non riguarda solo i nuovi impianti digitali. I dati Istat più aggiornati indicano che le reti idriche nazionali disperdono oltre il 40% dell’acqua immessa in distribuzione, con punte superiori al 60-70% in diverse province del Centro-Sud — una percentuale doppia rispetto alla media dei paesi industrializzati europei.

Il confronto tra i relatori

Antonio Amorosi ha inquadrato la questione prima di tutto come un problema di controllo dell’opinione pubblica, osservando che “la questione fondamentale del nostro tempo è la costruzione dell’opinione pubblica” e che le tecnologie che stabiliscono i temi di discussione finiscono per orientare anche il modo in cui si costruisce la conoscenza collettiva. Alberto Contri, dal canto suo, ha riportato l’attenzione sulle infrastrutture nazionali, ricordando come gran parte delle perdite idriche italiane dipenda dallo stato delle condutture piuttosto che dai consumi individuali, e ha aggiunto un elemento tecnico: secondo quanto riferitogli da un esperto del settore, esisterebbero già sistemi di raffreddamento a minor impatto idrico ed energetico, oggi scartati perché giudicati troppo costosi.

Fabio Duranti

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