Ai microfoni di Un Giorno Speciale il giornalista e fotoreporter Giorgio Bianchi, insieme alla redazione web di Radio Radio, analizza il via libera del Parlamento Europeo al Chat Control 1.0.
Il 9 luglio il Parlamento Europeo ha adottato la proroga del Chat Control 1.0, la deroga al Regolamento ePrivacy che consente alle piattaforme di scansionare su base volontaria le comunicazioni degli utenti alla ricerca di materiale pedopornografico. Il testo era già stato bocciato il 26 marzo con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astenuti, e la deroga era scaduta il 3 aprile. Il 2 luglio il Consiglio UE ha ripresentato un testo pressoché identico sotto forma di nuovo regolamento, e la presidente Roberta Metsola ha riaperto il dossier in seconda lettura, una procedura che ribalta i rapporti di forza: per respingere la posizione del Consiglio non basta la maggioranza dei presenti in aula, ma serve la maggioranza assoluta di tutto il Parlamento, 361 voti su 720.
Il 9 luglio, con l’emiciclo semivuoto all’ultimo giorno prima delle ferie estive, 314 eurodeputati hanno votato per il no, più dei favorevoli, ma 47 voti sotto la soglia richiesta: il testo è passato di fatto senza che una maggioranza lo abbia mai votato a favore. Il Parlamento è riuscito comunque a ottenere l’esclusione delle comunicazioni protette da crittografia end-to-end, come WhatsApp, Signal e Telegram, mentre restano scansionabili su base volontaria servizi come Gmail, Instagram, Facebook Messenger, Snapchat e Skype. La deroga resterà in vigore fino ad aprile 2028, salvo l’approvazione nel frattempo di un regolamento permanente, il cosiddetto Chat Control 2.0, ancora in negoziato e che introdurrebbe l’obbligo, non più la facoltà, di scansione per tutte le piattaforme.
Ai microfoni di Un Giorno Speciale, il giornalista e fotoreporter Giorgio Bianchi, con Ferdinando Petrarulo (web editor) e Alessio De Paolis (Responsabile Redazione Web) ha inquadrato la vicenda parlando di intercettazione di fatto delle comunicazioni private affidata a soggetti privati. Come dice Bianchi in diretta: «stanno colpendo il concetto di privacy, la privacy fra un po’ non esisterà più».
Bianchi ha inoltre richiamato i precedenti di PRISM e Palantir come sistemi di sorveglianza su larga scala già operativi al di fuori di qualsiasi controllo parlamentare o giudiziario.
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