Nel febbraio 2023, tre ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità — Loredana Frasca, Giuseppe Ocone e Raffaella Palazzo — pubblicano sulla rivista scientifica internazionale Pathogens una review sistematica intitolata Safety of COVID-19 Vaccines in Patients with Autoimmune Diseases, in Patients with Cardiac Issues, and in the Healthy Population. Non una ricerca originale, ma una rassegna organica di decine di lavori internazionali già pubblicati sugli effetti avversi dei vaccini anti-Covid a mRNA: miocarditi, problemi autoimmuni, rapporto rischio-beneficio da rivedere. La risposta istituzionale non si fa attendere.
L’ISS emette un comunicato stampa ufficiale definendo l’articolo «analisi lacunosa e parziale» che «riporta esclusivamente l’opinione personale degli autori e non rappresenta in nessun modo la posizione dell’Istituto Superiore di Sanità». Non basta: l’ISS avvia un procedimento disciplinare nei confronti di Frasca e Palazzo, basato su un codice interno che sarebbe stato introdotto dopo l’invio dello studio alla rivista. Il regolamento sul quale si basa l’Istituto viene definito da più parti «inesistente».
È questa la vicenda ricostruita in diretta a Un Giorno Speciale da Maurizio Federico, responsabile del Centro nazionale per la Salute globale dell’ISS, e dall’endocrinologo Vanni Frajese, a pochi giorni dall’audizione di Federico davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
Federico, intervenendo ai microfoni di Fabio Duranti, ricostruisce l’episodio con una precisione che lascia poco spazio a interpretazioni. Come dice in diretta: «nella lettera c’era scritto a chiare lettere che uno dei motivi importanti era perché, per il messaggio che si veicolava attraverso questo» studio. Non una questione di metodo scientifico, dunque, ma di «messaggio». Federico sottolinea che la review di Frasca e colleghi non era nemmeno una ricerca originale, ma una raccolta sistematica di lavori già pubblicati: «decine di roba, mica stiamo parlando di 2-3 articoli». Il comunicato stampa dell’ISS contro la pubblicazione, aggiunge, «non è un dettaglio: è praticamente disconoscere al pubblico intero lo sforzo fatto in buonissima fede da un gruppo di ricercatori di ISS». E mentre ammette che «a tutti è concesso sbagliare», chiede qualcosa di preciso: «dobbiamo avere la capacità di scusarci — e scusarsi significa anche scusarsi pubblicamente».
Frajese allarga il quadro ricordando che già nel 2021, alla sua prima audizione al Senato, aveva mostrato la tabella di biodistribuzione dei vaccini mRNA — i dati che indicano dove il prodotto si distribuisce nell’organismo. Come dice in diretta: «la prima bugia che raccontarono era che questo prodotto rimaneva nel braccio». Oggi, con il nesso tra vaccini e problemi cardiaci riconosciuto anche a livello ufficiale, quella premessa è crollata. Il nodo irrisolto, per Frajese, è la durata dell’azione farmacologica: se la spike continua a essere prodotta per mesi o anni — come i dati della letteratura suggeriscono — la finestra temporale entro cui correlare effetti avversi si allarga di molto, rendendo ancora più arbitrario il criterio dei 21 giorni spesso usato nelle sorveglianze passive. La richiesta che Frajese rivolge esplicitamente al Ministro della Salute Orazio Schillaci è quella di rendere pubblici «la biodistribuzione, la farmacocinetica, la farmacodinamica, l’interazione, la possibilità di autoanticorpi»: tutto quello che, dice, «anni che andiamo dicendo e che la politica di fatto continua a ignorare».
Federico chiude con un allarme che proietta il problema nel presente. Il 12 febbraio 2025 la Commissione Europea ha approvato Kostaive® (Zapomeran), il primo vaccino anti-Covid a mRNA autoreplicante (sa-mRNA): un prodotto capace, sulla carta, di amplificare la produzione di proteina spike direttamente nelle cellule in modo più duraturo rispetto ai predecessori. Lo stesso Federico figura tra i firmatari di un’istanza formale presentata ad EMA e AIFA per l’accesso agli atti e la sospensione cautelare dell’autorizzazione, in ragione di una sicurezza «non ancora pienamente dimostrata». In diretta descrive il principio in azione come «abbastanza inquietante»: «continuano a mettere in commercio cose non sufficientemente caratterizzate». Con una differenza rispetto alla fase 2020-2021: i vaccini mRNA classici hanno perso appeal commerciale, e gli autoreplicanti — almeno in Italia — risultano ancora poco utilizzati. Ma il pattern istituzionale, avverte Federico, è lo stesso.
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