Un poeta “Metropolitano”.
Il Cholo Simeone non ha alzato la barricata; casomai ci si è arrampicato sopra per salutare la folla, alla fine.
Sarebbe potuto finire in tanti modi, il quarto di ritorno a Madrid, nel confronto che qualcuno in Spagna ha cominciato a considerare un “nuovo Clàsico“, visto che gli ultimi confronti tra Colchoneros e Blaugrana negli ultimi tempi hanno sempre riservato vibrazioni memorabili anche per il pubblico neutrale, oltre che per le due tifoserie. L’inizio del Barcellona avrebbe steso parecchi bisonti; l’Atletico è parso solamente tramortito, per qualche giro di lancetta, dopodiché con denti e unghie – oltre che con una sottovalutata qualità – si è aggrappato alla propria identità, ogni volta battendo un chiodo sulle pause velleitarie dei catalani, provocando incrinature nel loro autocompiacimento tecnico.
Non ha avuto la meglio un calcio catenacciaro e passatista, come pretendono di semplificare i sacerdoti della costruzione dal basso (o al ribasso?) purchessia. Ha prevalso un’idea di calcio alternativa e dai principi differenti, che è un’altra cosa. Poi sono arrivati cuore e grinta, da parte dell’Atletico Madrid, con l’aggiunta di qualche transizione offensiva pilotata ad arte da Ruggeri e compagni. Se qualcuno la chiamasse “contropiede”, potremmo non offenderci.
Alla fine resta negli occhi la bellezza di alcuni momenti di memorabile fraseggio catalano, fascinosi come un’amante che può rapire lo sguardo, però si torna a casa sottobraccio alla solidità intelligente dell’Atletico, che non si lascia abbindolare dagli episodi e attende nel letto i suoi innamorati soddisfatti.
Paolo Marcacci, 14 aprile 2024
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