Il 22 e 23 marzo gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni. Con un’affluenza vicina al 60%, dato tutt’altro che scontato per un referendum confermativo, il No ha prevalso con circa il 54% dei voti, imponendosi in quasi tutte le grandi città e regioni del Paese. La sconfitta ha scatenato un effetto domino all’interno dell’esecutivo. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto del ministero Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni su esplicita pressione della premier. A seguire, anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè, da tempo al centro di vicende giudiziarie, ha lasciato l’incarico dopo un clamoroso “auspicio” pubblico di Meloni che ne sollecitava l’addio.
Le opposizioni, che parlano di sconfitta politica netta, chiedono alla premier di riferire in Parlamento. Nessuna crisi di governo all’orizzonte, secondo Palazzo Chigi, ma il clima resta teso: la legislatura è appena entrata nel suo momento più delicato dopo aver mostrato negli anni una sicurezza quasi inedita nello scenario politico italiano. Abbiamo chiesto in diretta il parere di Francesca Donato sul risultato del referendum.
I sondaggi del Consorzio Opinio italia raccontano di un dato importante: ci sono stati più elettori di destra che hanno votato No che il contrario. “L’elettorato che ha votato maggiormente ‘No’ è quello di Forza Italia (17,9%), mentre nel campo opposto l’elettorato che ha votato con più forza il ‘Sì’ è quello del Movimento Cinque Stelle (13%)”. Inoltre, per la prima volta, secondo il sondaggio, si sarebbero recati al voto coloro che non avevano votato né alle politiche, né alle europee.
“Il problema è che questo referendum, come in realtà anche altri precedenti referendum per la conferma di riforme costituzionali, è diventato un sondaggio politico”, ha detto l’ex europarlamentare Francesca Donato in diretta. “E’ diventato un sondaggio politico sull’operato del governo Meloni da un lato e sull’operato in genere della magistratura dall’altro. Che cosa è accaduto? Che molti, a mio avviso, degli elettori di centrodestra, anche della premier Meloni, delusi da una parte molto sostanziale delle sue politiche – e io penso che le scelte di politica estera siano state quelle determinanti – abbiano inteso punirla, o non recandosi alle urne o addirittura votando contro la riforma”.
“A mio avviso – dice Donato – se io dovessi consigliarla (Giorgia Meloni, ndr), dovrebbe prendere atto di questa bocciatura e capire qual è il messaggio che il suo elettorato ha voluto mandarle, e capire poi se può o intende correggere la rotta in modo che questo No non si trasformi in una bocciatura politica alle prossime elezioni. Perché se non lo farà, la sensazione di un tradimento, di scarsa rappresentatività e di una scarsa capacità di mantenere una linea annunciata in campagna elettorale, verrà consolidata. E ci sarà terreno fertile sempre di più per chi fa opposizione, più o meno in modo credibile a mio avviso, perché io vorrei vedere poi se al governo ci fossero stati partiti di opposizione se avrebbero davvero fatto scelte così diverse da quelle che ha fatto la Meloni”.
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