E ora, come prevedibile, dopo gli esecrabili ed incresciosi fatti di Torino, arriva la stretta sicurezza. Ovvero la riduzione degli spazi di libertà di manifestazione a danno di tutti. Un esito tutt’altro che inatteso.
Come già avevamo sottolineato, l’aggressione oscena ai due poliziotti da parte degli infiltrati serviva anche a questo, e forse soprattutto a questo: non solo a legittimare una risposta violenta delle forze dell’ordine, ma anche a dare un giro di vite alla libertà di manifestare, utilizzando l’increscioso episodio di Torino a mo’ di alibi per attuare la preordinata scelta di ridurre la libertà di manifestare per tutti. Nulla di nuovo sotto il sole, come usa dire.
Si tratta di uno degli esiti più scontati della ben nota e ben collaudata strategia della tensione, che è poi una costante della storia italiana della seconda metà del Novecento. L’abbiamo vista ancora operante ai tempi del G8 di Genova, con gli infami black bloc che spaccavano tutto e che, ovviamente, rendevano possibile la reazione violenta contro tutti da parte delle forze dell’ordine.
E mentre gli sciocchi di ogni luogo, da nord a sud, pubblicano ridicole foto con la scritta “Siamo sempre con le forze dell’ordine”, frasi di un’idiozia senza precedenti, analoga a quella di chi dice “Siamo sempre con Askatasuna”, ebbene, mentre ciò accade, il potere va riducendo drasticamente gli spazi di libertà di manifestazione ai danni di tutti, di fatto equiparando ogni manifestazione al gesto orrendo ed esecrabile degli infiltrati che hanno vergognosamente malmenato gli agenti di polizia e messo a ferro e fuoco la città di Torino.
Siamo alle solite: il potere non genera soltanto l’inaccettabile, ma anche, a un sol parto, gli utili idioti, felici di accettarlo e dunque lieti, con ebete euforia, di battersi in difesa delle proprie catene. Come non mi stanco di ripetere ormai da anni, George Orwell era un dilettante e la realtà nella quale siamo condannati nostro malgrado a vivere ha superato di diverse misure le peggiori distopie di Orwell e degli altri scrittori di romanzi distopici. Proprio così: l’ordine contemporaneo risulta un totalitarismo mascherato ideologicamente, fatto passare per il migliore dei mondi possibili, diremmo con Leibniz, o più semplicemente come il solo mondo possibile.
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