Politica

Ft: clamorose dimissioni di Lagarde? ▷ Guzzi: “Vuole diventare Draghi con la baguette”

Il Financial Times ha lanciato nei giorni scorsi un’indiscrezione destinata a far discutere le cancellerie europee: Christine Lagarde starebbe pensando di lasciare la presidenza della BCE prima della naturale scadenza del mandato, fissata per ottobre 2027. Secondo fonti vicine al suo entourage riportate dal quotidiano britannico, l’ex numero uno del FMI vorrebbe anticipare l’uscita – forse già nel corso del 2026 – per consentire a Emmanuel Macron (al termine del suo secondo mandato all’Eliseo) e al cancelliere tedesco Friedrich Merz di dire la propria sul nome del successore. L’obiettivo sarebbe infatti quello di preservare l’influenza dell’asse franco-tedesco sulla più importante istituzione monetaria europea, in un momento in cui i sondaggi danno in forte ascesa, ad esempio in Francia, il Rassemblement National, il partito di Le Pen guidato da Bardella. Le elezioni presidenziali francesi sono fissate proprio per il 2027.

Un’eventuale vittoria di un candidato vicino a Le Pen rischierebbe infatti di complicare drasticamente, nell’ottica delle attuali élite europee, la scelta del prossimo presidente BCE.

La BCE nega

La smentita arriva direttamente dalla diretta interessata. “Quando ripenso a tutti questi anni – ha detto Lagarde al Wall Street journal – penso che abbiamo realizzato molto, che io abbia realizzato molto. Dobbiamo consolidare e assicurarci che tutto questo sia davvero solido e affidabile. Quindi la mia ipotesi di base è che ci vorrà fino alla fine del mio mandato“. Nella stessa direzione va la BCE: “La presidente Lagarde è totalmente concentrata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione in merito alla fine del suo mandato”.

Questa notizia trapelata dal Financial Times farà naufragare questo progetto“, ha detto Gabriele Guzzi ai nostri microfoni. “La manovra di Macron è una manovra per riaffermare una centralità del suo profilo politico nel tempo del suo tramonto definitivo. Perché le dimissioni della Lagarde in anticipo, nelle intenzioni di Macron, avrebbero dovuto raggiungere due obiettivi entrambi in contraddizione con una gestione di trasparenza democratica dei processi politici, soprattutto di un organo così importante che è la Banca Centrale Europea, forse l’organo più importante dell’Unione Europea, perché gestisce la competenza che, abbiamo messo di più in comune, a mio avviso facendo un errore madornale, cioè la moneta, l’euro“.

Lagarde come Draghi?

Il primo obiettivo – spiega l’economista durante Lavori in Corso – è quello che siccome in Francia forse andrà al governo Bardella, cioè il delfino della Le Pen, la destra potrebbe incidere su una nomina di un governatore non in linea con i dogmi europeisti, quelli insomma che hanno causato la crisi greca, quella che hanno causato Mario Monti, quelli che hanno causato la gestione suicidaria dell’austerità del 2011-2020, a cui ora siamo tornati semplicemente con una variante bellicista. E questo sarebbe un grosso problema soprattutto per il loro pseudo alleato principale in Europa, che è la Germania”.

Il secondo motivo, ancora più subdolo, e a mio avviso ancora più utile per scorgere la totale mancanza di lucidità, di onestà, di umiltà, di razionalità di queste classi dirigenti, a partire da Macron, è che alcuni hanno pensato che la Lagarde potesse essere una candidata credibile per sconfiggere la destra francese. Cioè, diciamo, facciamo un Mario Draghi con la baguette sotto l’ascella“.

Il modello è un po’ quello, il modello Mario Draghi, cioè un tecnocrate che chiamiamo in patria dopo aver coperto il ruolo di banchiere centrale per vincere le elezioni. Il problema della Francia, a mio avviso è un fattore positivo rispetto a noi, è che in Francia le elezioni le devi vincere. Mentre in Italia bastano giochi di palazzo, manovre istituzionali un po’ opache, in Francia ancora c’è questo filtro, comunque acciaccato, ma che sono le elezioni presidenziali. E io penso che la Lagarde candidata non avrebbe grandi probabilità di vincere“.

“Odiano la democrazia”

Al di là però delle ipotesi su Lagarde Presidente, “qui vediamo – continua Guzzi – che il discorso sull’indipendenza, l’autonomia della banca centrale, a tutte le altre organizzazioni che – a mio avviso in maniera eccessiva, ricalcano un po’ sul ritornello della indipendenza dalla politica, dell’aspetto tecnico delle loro analisi che non devono assolutamente essere influenzate dalla politica – in realtà è tutta una storiella, perché questa indipendenza vale fino a quando bisogna essere indipendenti dalla democrazia, dalle forze popolari e democratiche. Quando si tratta invece di interessi economici, finanziari o politici nel senso oligarchico del termine, come quelli che rappresenta Macron, allora l’indipendenza non è più un problema, e anzi ci mettiamo lì a fare i giochetti delle dimissioni di un mese o di un altro per dettare in maniera oscura queste manovre”.

E non dimentichiamoci chi è la Lagarde. La Lagarde non è un’esperta di politica monetaria, non nasce così. Ma lei, che era nell’amministrazione Sarkozy, scrisse una lettera poi rivelata da Le Monde, giusto per capire il tipo umano che abbiamo dinanzi, in cui diceva: Caro Nicolas, te lo dico schiettamente, onestamente, sono al tuo servizio, usami per i tuoi scopi. Ecco, questo è il tipo di indipendenza che abbiamo dinanzi. Mi sembra l’ennesima dimostrazione di un sistema che andrebbe semplicemente rovesciato, che andrebbe semplicemente certificata una morte. Ecco, siamo nell’obitorio, direi, dell’Unione Europea. È morto, bisogna solo certificare con un medico legale che la cosa sia conclusa”.
Ascolta l’intervento a Lavori in Corso.

David De Paolis

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