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Scuola, addio alle ferie estive? Arriva la risposta ▷ “Ottima idea…per boccheggiare!”

La proposta di rivedere il calendario scolastico riportata in auge dalla ministra del turismo Daniela Santanché, riducendo le lunghe vacanze estive per allineare l’Italia al resto d’Europa, riapre un dibattito che ciclicamente torna a occupare il centro della scena pubblica. Ufficialmente, l’obiettivo sarebbe favorire una migliore distribuzione delle ferie e sostenere il turismo. Ma dietro la retorica dell’innovazione, resta una domanda inevasa: quanto queste riforme tengono conto della realtà materiale delle scuole italiane? A rispondere, con tono diretto e disincantato, è Paolo Marcacci, insegnante, voce e penna di punta di Radio Radio.

Il calendario come capro espiatorio

«Noi insegnanti avremo anche delle colpe», afferma Marcacci, «ma farci riscrivere il calendario come pena del contrappasso mi sembra eccessivo». Il problema, secondo il docente, non è la distribuzione delle pause, ma l’assenza di una conoscenza concreta delle scuole da parte di chi decide. «La maggior parte dei ministri dell’istruzione non mette piede in una scuola da vent’anni, se non per qualche vernissage». Senza investimenti strutturali, la riforma del calendario rischia di essere solo un intervento simbolico, scollegato dalle condizioni quotidiane di studenti e docenti.

Caldo, aule e finzione europea

Uno dei nodi centrali è il clima. «Dalla fine di maggio, e spesso già da metà mese, nelle scuole italiane si boccheggia», spiega Marcacci. Aule senza climatizzazione, studenti costretti a seguire le lezioni in condizioni estreme, casi di malore durante esami di terza media e maturità. «O qualcuno conosce una mole di fondi per climatizzare tutti gli istituti, oppure questa proposta ignora la realtà». Il confronto con l’estero, secondo Marcacci, è spesso strumentale: «All’estero non piove nelle aule, non ci sono serrande rotte, porte di compensato o edifici lasciati all’abbandono».

Ore di scuola e falso mito delle vacanze

L’idea che l’Italia abbia “troppe vacanze” viene smontata dai numeri. «Siamo tra i Paesi europei con più ore di lezione», ricorda Marcacci. Circa 1.100 ore annue contro una media europea di 930. Il calendario italiano concentra le pause, ma non riduce il tempo scuola. «Dire che siamo indietro rispetto all’Europa senza guardare a come sono fatte le scuole e a quante ore si passano sui banchi è un confronto fuorviante». Anche il tema delle presunte “vacanze lunghe” degli insegnanti viene ridimensionato: «Dal primo settembre siamo già in servizio, tra riunioni, dipartimenti e adempimenti spesso puramente burocratici».

Conservatorismo, lassismo e realtà ignorata

Alla critica di un sistema scolastico conservatore, Marcacci ribalta la prospettiva. «Nella scuola non siamo malati di conservatorismo, ma di lassismo istituzionale». Una disattenzione cronica che convive con proclami simbolici: bandiere, retorica, dichiarazioni d’intenti. «Trovo avvilente che ci si riempia la bocca di scuola solo quando serve una vetrina, ignorando ciò che accade davvero nelle aule». Eppure, conclude, «in molte parti d’Italia si fanno miracoli per dare senso alle ore — già superiori alla media europea — che i ragazzi passano sui banchi». Una realtà che difficilmente entra nei calendari delle riforme.

Redazione

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