Il 2026 si prospetta un anno difficile per i produttori italiani di beni strumentali. Molte aziende segnalano portafogli di ordini dimezzati rispetto all’anno precedente. Secondo il presidente di Federmachine, un rimbalzo è improbabile e replicare i numeri del 2025 sarebbe già un successo.
Il contesto è segnato dal calo dei ricavi e dalla debolezza dell’export. A pesare sono la guerra commerciale e i dazi statunitensi, che oltre al prelievo medio del 15% introducono forti incertezze sulle componenti in metallo. La crisi di mercati chiave come Germania e Francia, che francamente con i dazi statunitensi non c’entra niente, semmai c’entra con 25 anni di politiche comunitarie assurde — questa è la mia opinione naturalmente — riduce ulteriormente la domanda verso l’Italia.
Questa situazione rende urgente la ratifica dell’accordo Mercosur, cioè con i paesi del Sud America, per diversificare le forniture e i mercati. Sul fronte interno, dopo i ritardi burocratici di transizione 5.0 — anche qui, se mi permettete, i dazi di Trump ci entrano poco — è necessaria anche un po’ di autocritica in Europa.
Le speranze sono riposte nel nuovo iperammortamento triennale per i beni cosiddetti Made in Europe, con un ritorno di attenzione alla finanza agevolata. Tuttavia, le imprese sollecitano decreti attuativi rapidi per evitare che l’incertezza normativa congeli gli investimenti proprio nel momento del bisogno.
Gli investimenti dipendono dalle aspettative, cioè dalla fiducia degli imprenditori sul futuro: se hanno paura, non investono, è molto semplice. Senza chiarezza, senza velocità, senza regole chiare e con una burocrazia europea che cascata sulle burocrazie nazionali, la sfiducia potrebbe prendere il sopravvento, congelare i mercati, far perdere opportunità e quote di mercato. Dopo un quarto di secolo, dai primi del 2000, da quando c’è l’Euro e prendiamo le direttive europee, cosa dobbiamo ancora aspettare per capire che bisogna cambiare rotta? Buona economia umanistica.
Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi
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