Attualità

“Così vogliono trasformare l’Ucraina nell’Israele d’Europa” | Con Giorgio Bianchi

Tregua, strategia e scenari di lungo periodo. Nel dibattito sulla guerra in Ucraina, il tema della tregua viene presentato come terreno di scontro tra alleati divisi. Secondo quanto sostenuto da Giorgio Bianchi ai microfoni di Un Giorno Speciale, però, la frattura tra Europa e Stati Uniti è solo apparente e serve a coprire una convergenza strategica molto più profonda.

La tregua come messinscena

L’idea che Europa e Stati Uniti siano divisi sulla tregua in Ucraina è, secondo Giorgio Bianchi, una rappresentazione costruita per il pubblico. “Sia l’Europa che gli Stati Uniti vogliono una tregua, la vogliono entrambi”, afferma, ribaltando la narrazione dominante. Il ruolo di Donald Trump, descritto come apparentemente filo-russo, rientrerebbe in un copione preciso: “È il solito gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo”. Una sceneggiatura, spiega Bianchi, “a uso e consumo del pubblico, come se stesse a teatro”, che serve a mascherare obiettivi comuni dietro posture contrapposte.

L’obiettivo russo: neutralità e equilibrio

Per comprendere il conflitto, Bianchi invita ad abbandonare la cagnara mediatica e a ragionare in termini di strategia. “L’obiettivo a lungo termine dei russi era riportare l’Ucraina dove era prima: un paese neutrale”, un territorio-cuscinetto tra Oriente e Occidente. Le popolazioni russofone e filorusse avevano, in questa visione, una funzione di equilibrio: “Il piede messo tra lo stipide e la porta per impedire che l’Ucraina finisse definitivamente nell’orbita occidentale”. L’idea che Mosca ambisca all’annessione di territori viene liquidata come propaganda: “La Russia è un paese con 11 fusi orari e 140 milioni di abitanti: a cosa gli serve quella lingua di territorio?”.

La strategia occidentale: dividere e incorporare

Diverso, secondo Bianchi, l’obiettivo degli Stati Uniti e dell’Occidente. “Trascinare l’Ucraina nell’orbita occidentale, ma depurata dalla componente filorussa”, applicando una logica finanziaria: good company e bad company. “Noi ci teniamo la good company, l’Ucraina occidentalizzata, e cediamo ai russi la bad company”, spiega. Il risultato sarebbe un paese mutilato ma definitivamente allineato, destinato a diventare “l’Israele d’Europa”, avamposto militare e politico ai confini della Russia, come nuova vetrina dell’Occidente a Oriente.

La tregua come tempo guadagnato

In questo schema, la tregua assume un significato preciso. “All’Occidente serve per riarmarsi”, perché oggi non sarebbe pronto a una guerra convenzionale con Mosca. La Russia, al contrario, “gioca con il tempo a favore”, accelerando l’avanzata per provocare il collasso del governo ucraino. Bianchi descrive un paese stremato: “Zelensky non ha più uomini da mandare al fronte, il paese è devastato dalla corruzione”. Da qui il punto centrale: una soluzione “alla coreana”, con un’Ucraina divisa e una nuova cortina di ferro, rappresenterebbe “una vittoria strategica dell’Occidente e una sconfitta strategica per la Russia”. Uno scenario che Mosca, conclude Bianchi, “non può accettare”, così come Washington non accetterebbe mai un avamposto ostile in Messico o in Canada.

Redazione

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