Oggi non voglio leggervi articoli di giornale né darvi delle notizie, ma desidero proseguire una riflessione che avevo iniziato ieri nel video mentre ero a Roma. Si trattava di un recentissimo studio sull’evoluzione dell’euro digitale che suggerisce che presto entreremo nella dimensione di una moneta virtuale. Quest’ultima sarà controllata pubblicamente, con la Banca Centrale Europea responsabile dell’emissione, al fine di contrastare il dilagante fenomeno della privatizzazione e della disintermediazione monetaria a livello globale.
Il tema dell’euro digitale pone certamente problemi economici, di sicurezza, compatibilità e autorità, ma è interessante notare che non stiamo affrontando nulla di radicalmente nuovo. Infatti, se guardiamo alle monete private che oggi circolano, spesso emesse da grandi multinazionali, ci rendiamo conto che siamo tornati, in un certo senso, alle origini. Gli antichi granai della Mesopotamia, ad esempio, erano luoghi dove si accumulavano risorse da parte di quelle che oggi chiameremmo aziende private.
Il termine capitalismo, spesso erroneamente associato all’inglese, ha in realtà un’origine latina. Ho avuto modo di spiegarlo a degli studenti internazionali, molti dei quali non sapevano che derivasse da “caput”, cioè “testa” del bestiame. In effetti, il capitalismo nasce dal mondo latino, che aveva una stretta connessione con la terra e gli animali. Termini come pecunia, che ancora oggi usiamo nei contratti, derivano dalla parola latina “pecus” (pecora), e soldo, che trae origine dal “solidus” romano, un concetto che indicava la solidità dello Stato.
L’interesse per il mondo della moneta non è una questione puramente occidentale. In realtà, la Cina è stata una culla di innovazioni in ambito economico. Le banconote nascono lì e Marco Polo, nel suo “Milione”, ne parlava già, descrivendo come in Cina fossero usate delle carte per sostituire le tradizionali monete metalliche. Oggi, con l’eventuale sparizione della moneta metallica, è probabile che in futuro scompaia anche la moneta fisica. Se non vivremo a sufficienza per vedere questo cambiamento, ciò che ci rattrista è la perdita del simbolo fisico della tangibilità.
Le vecchie monete delle lire, che oggi possiamo guardare solo su internet, erano portatrici di simboli profondi. Su di esse si trovava il volto dell’autorità pubblica, come nelle antiche monete, e sul retro spesso apparivano animali, spighe di grano, o simboli legati alla produzione e alla terra. Questi simboli sono un chiaro riflesso della storia economica umanistica, un concetto che racchiude la connessione tra economia e società. Scusate la digressione, ma era importante sottolineare questi aspetti.
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