In Francia, è il caso di sottolinearlo, la situazione politica sta diventando comica ancor più che tragica. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che Le Cornu è stato rinominato primo ministro da Sire Macron, presidente gallico e prodotto in vitro dei Rothschild. Così ha sentenziato il Sire Macron, esponente di punta del sinedrio liberal-finanziario. Una decisione irresistibilmente ironica, se si considera che, per chiudere la crisi, Macron ripropone la stessa causa che l’ha generata: proprio Le Cornu.
Come nel caso di Stoltenberg, ex segretario della NATO, ci si domanda se valga davvero il detto latino nomina sunt homina. La Francia sembra attraversata da una crisi politica senza precedenti, febbrile e tellurica, soprattutto se si considera che Le Cornu ha guadagnato il record per la presenza più effimera nel ruolo a cui ha poi rinunciato. Vi è qualcosa di patologico nell’idea di risolvere la crisi riproducendone la causa, insistendo con la stessa strategia che non ha funzionato e che ha determinato l’emersione del problema stesso.
È, del resto, un metodo ben collaudato dei pretoriani dell’ordine neoliberale: quando la cura non funziona, anziché mutarla o interromperla, essi la ripropongono con dosi ancora più massicce. Così, se l’Unione Europea è un fallimento, i padroni del discorso ci spiegano con zelo che “ci vuole più Europa”. Se la globalizzazione neoliberale produce disastri su tutto il fronte, i precettori dell’ordine dominante ci assicurano che “ci vuole più globalizzazione”. E adesso, dulcis in fundo, se il governo Le Cornu fallisce miseramente in brevissimo tempo, ci raccontano che “ci vuole più Le Cornu”.
A destare una certa meraviglia è anche il fatto che gli araldi dell’ordine liberal-finanziario si arroghino il diritto di assegnare patenti di democrazia al mondo intero, liquidando puntualmente come autocratici e dittatoriali i governi disallineati rispetto al funesto Washington Consensus. Come non mi stanco di ripetere, sarebbe ora che l’Occidente — anzi, l’Uccidente liberale atlantista — iniziasse a guardare dentro di sé e a prendere atto del fatto che quella che definisce democrazia, magnificando se stesso, coincide ormai soltanto con l’autogoverno dei mercati deregolamentati e dei ceti dominanti.
Quella che chiamano democrazia è, a uno sguardo più attento, una vera e propria plutocrazia neoliberale-finanziaria a base imperialistica.
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