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Attualità

Celentano ai tempi del Covid aveva già capito tutto sui talk show da salotto

Censurare la libera informazione è diventato come respirare: un gesto automatico, ormai accettato da tutti. O peggio, si continua a dare spazio e microfono a chi ha insultato milioni di persone. Io non riesco a considerarlo normale.

Lasciare un microfono a chi semina odio

Far parlare gente che all’epoca della pandemia dichiarò di voler mandare i carabinieri a casa della gente per costringerla a vaccinarsi, è una follia. Disse che chi non lo faceva era un vigliacco. Parole pesantissime, offensive verso milioni di cittadini. Eppure continua ad avere voce, visibilità, spazio. Lasciare un microfono a chi ha usato l’odio come arma è come rimettere in mano la pistola a un assassino: è ovvio che prima o poi tornerà a sparare. E infatti è accaduto di nuovo.

Quando Celentano e Gaber insegnavano a pensare

Una volta il dialogo esisteva davvero. Penso ad Adriano Celentano o a Giorgio Gaber, due giganti che non avevano padroni, che non prendevano ordini da nessuno. Avevano idee forti, magari discutibili, ma autentiche. Oggi invece dietro ogni conduttore c’è un editore, un partito, un padrone. Celentano, che di televisione e comunicazione se ne intende, lo aveva capito benissimo. In un suo celebre post, intitolato “Gli interruttori”, scriveva: “Il vero pericolo oggi non è il virus, ma certi esseri chiamati interruttori: bestie docili al vedersi, ma i loro artigli sono micidiali. Individui chiamati apposta per parlare sopra a chi, con pacatezza, dice cose sensate”.
Aveva ragione: quell’odio organizzato, travestito da dibattito, è diventato il linguaggio ufficiale del potere.

“Ignoranza e sudditanza: il male dei media”

Celentano aggiungeva che il vero conduttore non è quello che interrompe, aizza o difende l’amico, ma “il bravo prete di campagna, amico sia di chi si vaccina sia di chi non si vaccina”. È questa la differenza tra chi ha un’etica e chi semplicemente obbedisce.
Perché il problema non è solo morale: è di competenza, di onestà intellettuale, di libertà. Finché ci saranno conduttori ignoranti e schiavi del potere economico, l’informazione sarà solo una vetrina scolorita, piena di se stessa.

Un sistema che ci vuole poveri e obbedienti

La povertà di pensiero si trasforma presto in povertà materiale. Se il cittadino resta disinformato, resta debole, e il potere ha buon gioco a tenerlo dipendente. Finché dietro ai microfoni continueremo a vedere “i signori cicciottelli coi baffi”, provocatori di professione, nulla cambierà. Ma il giorno in cui quei volti spariranno dagli schermi, forse potremo dire che qualcosa, finalmente, sta cambiando.

Fabio Duranti

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