La premessa a queste righe è che in un Paese libero assieme al diritto di scioperare va contemplato anche quello di non scioperare. Io, da insegnante, ho deciso di scioperare. Da cittadino, da padre direi, se penso a certe immagini e a certi filmati.
Come cittadino, ho poche altre armi oltre al voto, per esprimere un punto di vista o un dissenso. Lo sciopero è una di queste, unita alla partecipazione a manifestazioni e cortei.
Come insegnante, di conseguenza educatore, a mio avviso ho il dovere di veicolare i valori fondanti dei diritti umani, che arrivano molto più in profondità delle norme di educazione civica, spesso esposte in modo fumoso e inefficace.
Oggi molti studenti italiani hanno appreso, attraverso la scelta di fermarsi per la quale hanno optato alcuni tra i loro insegnanti, molto di più rispetto a tante lezioni veicolate in modo ripetitivo, poco partecipe, distaccatamente nozionistico.
L’esempio che si fornisce conta più di mille principi teorici.
In conclusione, anche con un fondo di amor proprio, vorrei evitare di essere uno di quegli insegnanti bravi soprattutto a leggere circolari e ordini del giorno e a compilare documenti, da bravi “sindacalisti di loro stessi“.
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