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Dedicato a Furio Focolari

Ci sono momenti in cui il microfono pesa più di ogni altra cosa, perché non serve a commentare una partita o a discutere di calcio, ma a condividere la verità più dura. Furio Focolari, volto e voce storica di Radio Radio, ha scelto di affrontare la sua malattia senza scorciatoie, con la stessa schiettezza e coerenza che lo hanno sempre contraddistinto. Ha detto basta, consapevolmente, con quella serenità che spiazza e commuove chi gli sta accanto. Ai microfoni di Radio Radio Lo Sport, il direttore Ilario Di Giovambattista ha raccontato commosso il suo recente incontro con l’opinionista, l’uomo, l’amico, Furio.

“Sono felice che anche Enrico e Alessandro siano andati a trovare Furio. Io l’ho fatto sabato, e lì ho avuto contezza di una decisione che è irreversibile: quando è stato nuovamente portato in ospedale, ha espresso la ferma volontà di non ricorrere alla tracheotomia che avrebbe potuto garantirgli qualche mese in più. Ha scelto di non farla. Fino a oggi ha comunicato con un cartello dove sono scritte le lettere dell’alfabeto: pensate alla pazienza dei familiari per comporre una parola, poi una frase. Eppure è riuscito a dirci: “Io sono felice che siate tutti qui con me, è meraviglioso. Però siete tutti dei cacacazzi”. È proprio lui, è il suo modo. Poi ha aggiunto: “Io sono pronto. Voi non siete pronti.

Quando sono arrivato respirava a fatica, era sul letto. Sono rimasto due ore e mezza con lui. Prima di andare, gli stavano portando una sedazione più forte: aveva iniziato un percorso di sedazione profonda. C’erano Eleonora, le figlie… A un certo punto ho chiesto se potevo salutarlo. Mi sono avvicinato all’orecchio e gli ho detto: “Fu’, so’ Ilario”. Lui stava dormendo, ha sgranato gli occhi, ha pianto e ha cominciato ad agitarsi, come a voler dire qualcosa. Io gli avevo promesso che avrei portato l’affetto degli ascoltatori di Radio Radio. Gli ho detto: “Guarda, Furio, la gente ti ama, ti adora. Noi siamo un tutt’uno con chi ci ascolta”. Quel minuto e mezzo non me lo toglierò mai dalla testa: lui che sgrana gli occhi e che piange, come a voler dire “grazie, vi voglio bene pure io”

Ha scelto in piena coscienza di non avere scorciatoie. Non è una decisione qualsiasi: non si tratta di giocare o meno una partita, di uscire a cena o di litigare con qualcuno. Qui si decide se la vita deve andare avanti o no. E Furio, essendo Furio, ha deciso che non deve andare avanti con artifici. Quando succederà, succederà. È per questo che è stato accompagnato a una sedazione profondissima, per non fargli sentire il peso di questa malattia che è la più bastarda che ti possa capitare. Ho visto tanti giovani in quel reparto, è come un’epidemia. Una cosa che ti devasta.

In questi giorni ho chiesto a tutti, soprattutto alla vigilia del derby, di starci vicino. Siamo una famiglia: magari non ci frequentiamo ogni giorno, ma c’è un affetto grande e profondo. Io mi auguro che Roma voglia tributare a Furio l’omaggio che merita, perché non è uno qualsiasi. È un grande romano, un cultore della romanità e della città. Ha fatto trasmissioni, ha raccontato Roma, pur essendo originario della Sabina. Mi auguro che ci sia la possibilità per tanta gente di accompagnarlo, perché Furio non è uno qualunque per questa città. È un pezzo della sua storia. Io non so quando accadrà, tre giorni, una settimana, non lo so. Ma so che questa è la sua volontà, e noi dobbiamo rispettarla. Le figlie fanno fatica ad accettarlo, è naturale. Ma io, uscito dal Gemelli, l’ho visto sereno. Nella difficoltà respiratoria, l’ho visto sereno. E questo è quello che voglio trasmettere agli ascoltatori di Radio Radio: la sua serenità e il suo desiderio che si compiano certi passi, senza scorciatoie. È lui ad averlo scelto, ed è così che lo dobbiamo accompagnare”

Redazione

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