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“Chi ha ucciso Charlie Kirk? Riflettete sulla storiella del ragazzino impazzito”

La vicenda legata all’omicidio di Charlie Kirk – giovane leader americano ucciso con un colpo preciso da cecchino – apre interrogativi ben più profondi di quelli raccontati dalle versioni ufficiali. Il tema non riguarda soltanto un delitto atroce, ma la dinamica di potere che attraversa il nostro tempo: il rapporto tra popoli sempre più disarmati culturalmente e una ristretta élite economica capace di condizionare governi, media e interi continenti.

Fabio Duranti lo spiega senza giri di parole: “Se le persone perdono la loro forza, la cultura in primis, la capacità con il ragionamento di comprendere le cose e quindi l’analfabetismo funzionale è funzionale soprattutto ai desiderata delle persone più potenti. Cioè di quelle che detengono patrimoni talmente elevati da comprare intere nazioni.”

È uno scenario che appare distopico, ma che in realtà poggia su dinamiche concrete. Colossi globali hanno da tempo spostato la loro sede in piccoli Paesi, diventandone il motore economico. In questi contesti, osserva Duranti, “rappresentano la maggior parte del PIL di quel Paese e quindi non avranno mai contro politici, giudici, magistrati. Come ti possono dare contro?”. Una spirale che alimenta l’impunità e il dominio, con effetti planetari.

Non a caso – aggiunge – queste aziende mirano a “esportare” il loro modello ovunque: “Addirittura vorrebbero esportare il loro prodotto, soprattutto di comunicazione, in tutto il mondo. A cominciare da Google ovviamente, ma portare le cause dove da loro, in Irlanda, ad esempio, dove sei tu quello che generi il loro prodotto interno lordo. Senza di te sarebbero tutti molto più poveri.”

Il nodo centrale resta la paura delle élite di fronte a chi prova a riaccendere il senso critico. “L’omicidio di Kirk nasce da questo – afferma Duranti –. I potenti sono spaventati dalle persone intelligenti, da quelle che possono far riaccendere quello che noi abbiamo gratuitamente e che ci permette di essere autonomi: il nostro cervello, il nostro senso critico.”

Fabio Duranti

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