Dopo infiniti tentennamenti, ripensamenti e strambate, il codino biondo che fa impazzire il mondo, alias Donald Trump, ha finalmente preso una decisione. Il dado è tratto, come disse un suo remoto predecessore – forse ben più credibile di lui. Alla fine, Trump ha scelto di imporre dazi del 30% all’Europa (o meglio, all’Unione Europea), accompagnando l’annuncio con le solite minacce a stelle e strisce.
Se l’UE dovesse azzardarsi a rispondere, i dazi – assicura il nuovo Giulio Cesare con lo scolapasta in testa – verranno potentemente aumentati. Insomma, ancora una volta risuona forte e chiara la voce imperialistica del padrone americano, che continua a trattare l’Unione Europea per ciò che essa, a suo giudizio, realmente è: una colonia priva di dignità, una portaerei statunitense nel vecchio continente.
Conviene non dimenticarlo: sono centinaia, a oggi, le basi militari USA disseminate nel territorio europeo con il pretesto di difendere, ma con il ben più trasparente obiettivo di controllare. In risposta a questo trattamento, definibile senza eccessi come infame e disdicevole, l’Unione Europea ancora una volta abbassa vigliaccamente la testa e, come da copione, si dice pronta a trattare con gli Stati Uniti d’America.
Eppure, non aveva forse dichiarato la signora von der Leyen, vestale dei mercati apolidi e sacerdotessa del pensiero unico europeisticamente corretto, che in caso di dazi l’UE era pronta a usare – metaforicamente, si intende – il bazooka? E che avrebbe sfoggiato armi pericolosissime per contrastare Washington? Era, ovviamente, l’ennesima buttad tragica più che comica, ulteriore dimostrazione di quel titanismo virtuale che l’Europa ama esibire prima di capitolare nella sua impotenza reale.
Nel bel mezzo di quest’ennesima umiliazione firmata Washington, si fa sentire anche, più o meno lateralmente, la voce di Giorgia Meloni. Un tempo oppositrice dichiarata dell’Unione Europea, oggi appare perfettamente calata nel ruolo di paladina eurofilo-conformista. Non troppo tempo fa, da leader dell’opposizione, prometteva di combattere l’Unione Europea in ogni modo, spingendosi fino a sfiorare il tabù dell’uscita dall’euro.
E ora? Ora afferma che “l’Unione Europea ha le forze per reagire a Trump”. Sic transit gloria mundi. È bastato davvero poco – anzi, pochissimo – per vedere Giorgia Meloni adottare quello sguardo europeisticamente corretto, e per assistere alla trasformazione del suo partito in quello che, con ironia non troppo velata, potremmo ormai chiamare Fratelli di Bruxelles.
Come non mi stanco mai di ripetere ad nauseam, la situazione è tragica senza riuscire a essere seria. E, sempre più spesso, George Orwell sembra un dilettante ottimista, a confronto con una realtà che ormai supera abbondantemente le sue peggiori distopie.
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