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Francesca Albanese alla Camera: “In pericolo tutti, non solo la Palestina”. Poi risponde sul Nobel

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, è arrivata stamane alla Camera dei Deputati con un dossier esplosivo e la voce ferma: «Non possiamo continuare a chiamarla economia di occupazione, qui siamo davanti a un’economia di genocidio».

La Sala del Cenacolo, dove solo una settimana fa si celebravano gli accordi Italia-Israele, oggi risuona di parole assai diverse, tra rabbia e richiesta di giustizia.
«Questa sala va disintossicata», esordisce la deputata Stefania Ascari (M5S). «Un ministro ha ricevuto qui un premio aberrante per rapporti con un governo che commette atrocità». La tensione postuma si taglia col coltello, tra gli applausi di chi guarda ad Albanese come «un faro di luce, una costruttrice di pace, patrimonio delle coscienze collettive», come la definisce la stessa Ascari.

Ma è l’ultima ricerca di Albanese la notizia sfiziosa. Nel suo rapporto di 39 pagine intitolato “Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio”, la relatrice Onu inchioda «le più grandi aziende tecnologiche, statunitensi e non solo» per «il supporto alle operazioni militari israeliane a Gaza». Non risparmia neanche l’Italia: «Chiedo la sospensione degli accordi commerciali e militari con Israele, è un obbligo internazionale». E sulle sanzioni Usa che la colpiscono personalmente, affonda: «Si tratta di una violazione unilaterale senza precedenti. Che la decisione sia americana non ne annulla la gravità tecnica e giuridica».

Chi si aspettava una presentazione soft rimane disilluso. Albanese snocciola cifre, casi, e pone una domanda: «Perché il governo Meloni si ostina a non riconoscere lo Stato di Palestina? Riconoscerlo è un atto dovuto. Altrimenti, dovremo pensare a uno Stato unico, democratico e laico, con pari diritti per tutti».
Poi, la risposta a chi aveva criticato duramente la sua presenza alla camera dopo l’episodio di antisemitismo avvenuto a Linate: «Sulla brigata ebraica non ho commenti», esordisce inizialmente. Poi ci ripensa: «Io non so se l’antisemitismo sia veramente in crescita. Mi addolora, perché l’antisemitismo è una piaga che avremmo dovuto curare mezzo secolo fa, visti i danni che ha fatto; noto però il progredire inosservato dell’islamofobia e del razzismo antipalestinese, oltre alla strumentalizzazione che si fa dell’antisemitismo: oggi si dà dell’antisemita alla persona o all’organizzazione che deve essere messa a tacere, e si dà del terrorista a chi utilizza la libertà d’azione anche a difesa dei diritti umani».

«Con ciò si mettono sotto scacco la libertà d’associazione e di protesta», conclude Albanese, «i due pilastri fondamentali delle libertà occidentali. Quindi il pericolo, oggi, non è solo per la Palestina, è per tutti noi».

Redazione

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