Tre anni e mezzo di stop, quattro operazioni, una battaglia contro il dolore e la paura di dover smettere. Filippo Romagna è tornato in Serie A dopo un’assenza lunghissima che ha trasformato la sua carriera – e la sua vita. Oggi racconta in un’intervista a Cronache di spogliatoio quel calvario che l’ha fortificato: “L’ho evitato volentieri, ma mi ha cambiato”.
Aveva 22 anni, titolare in Serie A, quando un grave infortunio al tendine rotuleo ha cambiato tutto. “Era il miglior periodo della mia carriera”, ricorda. Poi il buio: lockdown, operazione, riabilitazione fallita, altre tre operazioni. “Mi sono operato con la previsione di rimanere fuori 8 mesi. Alla fine sono stati più di 3 anni”. La prima partita disputata dopo l’infortunio è arrivata a 26 anni, contro la Sampdoria: un solo minuto, ma carico di significato. “Pensavo: ho lasciato che ero un giovane, rientro che sono un giocatore affermato. Solo che nel frattempo avevo saltato tutto”.
Tra Barcellona, fisioterapia, gonfiori cronici e frustrazione, Romagna ha vissuto un’esperienza che nessun calciatore si augura. “Facevo fatica a correre anche dopo 16 mesi, si infiammava tutto. Non c’era altra strada”. Il Sassuolo, che aveva creduto in lui nel momento più difficile, gli è rimasto accanto: “È stata una battaglia comune”. Con il sostegno della famiglia e della moglie Ketrin, Romagna ha affrontato la sua sfida più dura. “Avevo paura di dover smettere, ma guardavo i segnali del mio corpo e sapevo che dovevo andare avanti”.
L’infortunio lo ha costretto a fare domande scomode: e se non riuscissi più a giocare? Così ha iniziato a pensare a un piano B. “Ho ripreso a studiare: mi sono iscritto a Economia, sono al secondo anno. È un consiglio che do ai giovani”. Romagna ha imparato a vedere oltre il campo: “Prima vivevo solo di calcio, adesso ho scoperto anche cosa c’è dietro. E ho capito quanto mi mancava”. Ora gioca con meno ansia e più gratitudine: “Che bello, finalmente si gioca”.
Dopo una stagione in prestito alla Reggiana, è tornato a Sassuolo e ha contribuito alla promozione in A. Ma ora la prospettiva è diversa: “Ogni giorno lavoro per allungarmi la carriera dei tre anni che ho perso e recuperarli”. Oggi, a 27 anni, Filippo Romagna è di nuovo lì, è ancora lì, più maturo, più consapevole. E con la stessa passione: “Questo infortunio mi ha insegnato tanto. Certo, tornassi indietro lo eviterei. Ma mi ha formato”.
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