L’ozonoterapia si sta facendo strada nel panorama della medicina integrata come una terapia naturale, efficace e supportata da evidenze scientifiche. In questa terza puntata del nostro approfondimento Fabio Duranti ha intervistato gli ormai collaudati e autorevoli esperti: il professor Roberto David, il professor Raffaele D’Alterio e il professor Mariano Franzini, Presidente della SIOT (Società Italiana di Ossigeno Ozono Terapia).
“La medicina naturale è da sempre quella che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo”, spiega Duranti in apertura. “L’ozonoterapia si inserisce in questo solco: una pratica che stimola i processi rigenerativi del corpo utilizzando elementi che già fanno parte di noi, come l’ossigeno”. L’ossigeno arricchito (ozono) infatti, se somministrato in dosi e modalità controllate, attiva risposte biologiche che favoriscono la rigenerazione cellulare e rafforzano il sistema immunitario. E lo fa senza effetti collaterali rilevanti, se praticato da professionisti.
Il Professor Franzini pone l’attenzione su un tema urgente: l’antibiotico-resistenza, che rischia di diventare, entro il 2040, la principale causa di morte al mondo superando persino il cancro.
“Si tratta di infezioni che non rispondono più agli antibiotici, non perché siano diventate più gravi, ma perché noi, con l’abuso di antibiotici, le abbiamo rese resistenti”, spiega.
Una delle cause principali? L’eccessivo utilizzo di antibiotici negli allevamenti intensivi: “Per decenni abbiamo assunto carne ricca di antibiotici. Il risultato è un effetto accumulo: il nostro organismo si è abituato e oggi quegli stessi antibiotici risultano inefficaci”.
“La buona notizia”, continua Franzini, “è che l’ozono può sopperire, in molti casi, all’efficacia persa degli antibiotici”.
Già nel 2002 una pubblicazione su Science aveva dimostrato che il nostro stesso corpo, durante un’infezione, è in grado di produrre spontaneamente molecole simili all’ozono per combattere virus e batteri. “Quindi perché non supportare questo meccanismo naturale con l’ozonoterapia?” si chiede il presidente SIOT. La risposta è nei risultati: “Non esistono casi documentati di batteri resistenti all’ozono. Questo lo rende uno strumento medico prezioso”.
Il professor D’Alterio ribadisce che l’ozonoterapia non è una teoria “alternativa”, ma una disciplina riconosciuta, con migliaia di pubblicazioni scientifiche su PubMed, la banca dati internazionale più autorevole del settore medico. “Oggi sappiamo con precisione come agisce: ha effetti antibatterici, antivirali, antimicotici e stimola il sistema immunitario”, spiega. “Ma non si contrappone ai farmaci. Anzi, può migliorarne l’efficacia facilitandone la distribuzione nei tessuti attraverso un’azione sul microcircolo”.
Il professor David ricorda che l’ozono è da tempo utilizzato anche fuori dalla medicina: per disinfettare ambienti, nel settore alimentare e zootecnico, proprio per le sue proprietà sanificanti e rigenerative.
“È noto da oltre un secolo: già durante la Prima guerra mondiale l’ozono veniva usato per curare le gangrene ed evitare amputazioni. Oggi, quell’eredità è più attuale che mai”.
David sottolinea inoltre che l’antibiotico-resistenza è anche un problema ambientale. “Il 70% degli antibiotici nel nostro Paese è destinato all’agricoltura e alla zootecnia. Anche se in medicina riducessimo l’uso, l’ambiente resterebbe saturo di antibiotici, creando un circolo vizioso”.
Nonostante i risultati e l’approvazione da parte del Ministero della Salute, l’ozonoterapia non è ancora mutuabile. “Nella prossima puntata”, annuncia Duranti in chiusura, “parleremo proprio di questo: l’accessibilità dei pazienti ai trattamenti e le sfide ancora aperte per rendere questa terapia disponibile a tutti”.
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