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Schlein “ruggisce” VS Meloni sul referendum ma scivola sulla costituzione: “È sindrome da talk show”

Il referendum dell’8 e 9 giugno si è trasformato in uno dei terreni di scontro più accesi tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, le due leader che oggi incarnano le visioni contrapposte della politica italiana. La posta in gioco non riguarda solo i cinque quesiti su lavoro e cittadinanza, ma anche il futuro della partecipazione democratica e il ruolo delle istituzioni nel Paese. Il duello, tutto giocato a distanza, ha acceso il dibattito pubblico e polarizzato l’attenzione degli elettori.

Le due posizioni

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha scelto la linea: si recherà al seggio, come ha dichiarato, “per rispetto dell’istituto referendario”, ma non parteciperà attivamente al voto. “Quando non si condividono i referendum, c’è anche l’opzione dell’astensione. I diritti valgono per tutti, non solo per chi è di sinistra”, ha spiegato la premier, sottolineando come la sua sia una scelta legittima e già praticata in passato anche dalla sinistra. Meloni ha quindi ribadito che “non votare al referendum è un mio diritto, è un diritto di tutti, dei lavoratori e non”, rivendicando la piena legittimità della sua posizione.

Dall’altra parte, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha colto l’occasione per attaccare duramente la leader di Fratelli d’Italia. “Trovo davvero vergognoso che la presidente del Consiglio stia facendo una campagna per l’astensione. Ha paura della partecipazione”, ha detto Schlein durante un comizio alla Festa de l’Unità delle Marche. La segretaria dem ha poi incalzato: “Se Meloni è contraria, perché non va a votare no? Perché vuole affossare questi referendum? Perché vuole che il voto di milioni di cittadini non conti?”.
Poi l’appello a tutti gli italiani, invitandoli a recarsi alle urne e sottolineando che “il Partito Democratico sosterrà i cinque referendum, è pronto a dare il suo contributo per agevolare la più ampia partecipazione al voto”.

Antidemocratico?

Il filone di chi non si recherà alle urne però non è propriamente definibile “antidemocratico”. Uno dei riferimenti più citati è l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in occasione del referendum sulle trivelle del 2016 dichiarò: “Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria”.
Ciò che anche i padri costituenti avevano inserito in modo insito nell’idea del quorum.

Nel video il commento di Alberto Contri, Giovanni Frajese e Martina Pastorelli a ‘Un Giorno Speciale’.

Fabio Duranti

Fabio Duranti è nato a Roma nel 1962. Da sempre realizza piattaforme di comunicazione Radio, TV e Web. Crede nel principio irrinunciabile che la corretta informazione è il motore della libertà e dei rapporti sociali.

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