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Schillaci, a che gioco giochi? Giallo nomine “in continuità con la pandemia” | Il commento del dott. Barbaro

La sanità italiana si trova oggi a un crocevia delicato: dopo gli anni difficili della pandemia, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ricostruito il Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2025-2028, ma la sensazione è che la strada imboccata sia quella di una continuità poco innovativa rispetto alle strategie adottate durante l’emergenza sanitaria.

Un Consiglio che guarda al passato

La nuova composizione del Consiglio Superiore di Sanità vede la conferma di alcune figure chiave già protagoniste della gestione della pandemia, accanto a nuovi nomi che, tuttavia, non sembrano portare una visione radicalmente diversa. Tra i riconfermati figurano esperti di fama come Giuseppe Remuzzi e Anna Odone, mentre la possibile presidenza di Alberto Mantovani, scienziato di rilievo internazionale, non rappresenta una vera rottura con il passato. Il Consiglio resta dunque fortemente legato a logiche e pratiche che hanno caratterizzato la sanità italiana negli anni più recenti.

Continuità con le misure pandemiche: un rischio per il futuro

Le scelte operate dal ministro Schillaci sono state lette come un tentativo di garantire stabilità in un momento di forte incertezza per il sistema sanitario, ancora alle prese con carenze di organico, liste d’attesa e un territorio sempre più fragile. Tuttavia, la continuità con le strategie adottate durante la pandemia rischia di perpetuare modelli di governance che si sono dimostrati poco efficaci nel rispondere alle esigenze dei cittadini.
Il nuovo Piano nazionale pandemico, varato dal governo e fortemente voluto da Schillaci, promette maggiore trasparenza e rispetto delle libertà individuali, con l’eliminazione dei Dpcm e una comunicazione più chiara e scientifica. Tuttavia, la vera sfida resta quella di superare l’approccio emergenziale e garantire un sistema sanitario più resiliente e proattivo, capace di anticipare le crisi e non solo di gestirle quando ormai sono esplose.

La nomina di un Consiglio che ripropone equilibri e competenze già consolidati negli anni della pandemia rischia di frenare il rinnovamento della sanità italiana. Il rischio è che la continuità con le misure e le logiche dell’emergenza diventi sinonimo di immobilismo, soprattutto di fronte a sfide strutturali come la carenza di medici di famiglia, la crisi delle cure primarie e la necessità di rilanciare la medicina generale.

Il dott. Giuseppe Barbaro ha commentato la notizia ai microfoni di Fabio Duranti

Cos’è la Carta di Siena

Fabio Duranti

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