Anche voci insospettabili del mondo progressista si schierano in suo favore, spesso eludendo i nodi più profondi della questione. Il caso di Michele Serra è emblematico di una deriva culturale che rischia di svuotare il concetto stesso di sovranità.
Anche l’immarcescibile Michele Serra, penna di punta del neoliberismo progressista, è intervenuto a sostegno del referendum del 9 giugno. Lo ha fatto con un intervento televisivo su La7, incentrato unicamente sul tema della cittadinanza. Non sfugga l’ironia della sorte: gli stessi che fino a ieri cantavano il peana della fine dello Stato nazionale sovrano, oggi spingono per un concetto di cittadinanza sempre più estensivo e fluido. È un altro modo per contribuire alla dissoluzione dello Stato sovrano.
A chi promuove il referendum del 9 giugno non interessa minimamente il tema del lavoro e delle sue condizioni. È sufficiente ricordare il sostegno a politiche come il Jobs Act, la rimozione dell’articolo 18 e la precarizzazione del mercato del lavoro in nome della competitività neoliberale. In compenso, l’ampliamento illimitato della cittadinanza sembra essere una priorità assoluta. Una dinamica che, di fatto, contribuisce a svuotare il concetto stesso di cittadinanza, tradizionalmente connessa ai diritti e doveri garantiti da uno Stato sovrano.
Su questo punto è utile rileggere un celebre passaggio dello Zibaldone di Giacomo Leopardi:
“Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini. E quando cittadino romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo. L’amor patrio di Roma, divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo. E quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria e lo dimostrarono col fatto.”
Un monito quanto mai attuale, che evidenzia il rischio insito in una cittadinanza svincolata da legami concreti e comunitari.
La globalizzazione liberal-finanziaria mira a decostruire gli spazi degli Stati sovrani nazionali. Quegli spazi che dovrebbero rappresentare il primato del politico sull’economico e fungere da fortilizi della decisione sovrana, capaci di contenere gli “animal spirits” della bestia selvatica del mercato, per usare le parole di Hegel. Questo è il punto fondamentale. Al lavoro non verranno garantiti nuovi diritti; in compenso, se dovesse passare il referendum, si allargerà la cittadinanza in modo tale da rischiare di riprodurre quella stessa situazione che Leopardi descrisse con lucidità: una cittadinanza svuotata di senso e incapace di fondare un’appartenenza reale.
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