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La sentenza che ha “inchiodato” Ursula e Bourla sui messaggi proibiti è al tramonto sul nascere

“Finirà a tarallucci e vino” è un tormentone su queste sentenze qui.
Come del resto tanti altri procedimenti che esigevano chiarezza su quanto fatto nel periodo pandemico: nascevano bombe e finivano miniciccioli, e anche stavolta il rischio che non vada diversamente è ben più realistico del sogno che qualcosa possa muoversi per chiarire le magagne ai piani alti.

Ma il New York Times resterà a mani vuote, così come chi pretendeva di conoscere quei messaggi che hanno determinato miliardi di euro di spesa in vaccini per dieci dosi a testa nella UE.
La prassi dei due pesi e due misure è un’abitudine che nella democrazia europea resterà ben radicata anche nel secondo mandato di Ursula Von der Leyen, la quale, dal canto suo, non deve stare attenta a fare tutti gli scontrini, ma neppure a rispondere a qualcuno di come ha speso i soldi della collettività.

Vuoto giuridico

Lo fa perfino per messaggio. E, quando le vengono chieste le chat con l’amico Bourla, si beffa pure della richiesta, inoltrando un foglio sbianchettato con fare da studente elementare.
Ma miliardi di euro trattati su whatsapp sono una pratica che suona leggermente inusuale perfino al tribunale UE. La cosa non sta bene, per una volta, e una sentenza rimette Ursula al suo posto, in teoria. La pratica e il mondo reale però sono ben distanti dalle idee, sia quelle del New York Times che quelle di chi sosteneva che l’astensione alle europee avrebbe di nuovo fatto salire sullo scranno il falco dei falchi amica di Pfizer.

Ora che il tribunale ha detto a Ursula di ritirare fuori i compiti dallo zaino, si è finiti in una zona grigia che stavolta inchioda il legislatore alla cattedra, mentre l’alunna la fa franca ancora una volta.
Von der Leyen non dovrà comunque fornire quei messaggi: non c’è alcun obbligo, senza contare che nessuno ne ha visto neanche una spunta.
Se non esistono più, probabilmente nulla si potrà fare neppure con le potenti macchine informatiche sguinzagliate da un tribunale. Non resta che immaginarne il contenuto:

– “Tranquillo Albert, poi cancellamo tutto”.

Alessio De Paolis

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