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Ecco come decenni di “che bella la globalizzazione” ci hanno resi schiavi dei capricci made in USA

La scorsa settimana il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha espresso preoccupazione per il fatto che i dazi potrebbero compromettere gli obiettivi della Fed di controllare prezzi e disoccupazione. Tenete conto che la Fed si preoccupa della disoccupazione, a differenza invece della Banca Centrale Europea, che della disoccupazione se ne frega nel modo più totale.

Powell ha sottolineato che i dazi annunciati sono stati significativamente più ampi del previsto e potrebbero, a suo parere, causare inflazione più alta e una crescita più lenta. Il discorso di Powell ha suscitato una reazione negativa da parte del presidente Trump, che ha criticato sia la Fed sia il suo presidente.

Tensioni tra Trump e Powell

Nonostante le tensioni, Trump ha dichiarato di non avere intenzione di licenziare Powell. Negli ultimi giorni sono emersi segnali di un possibile ammorbidimento delle posizioni di Trump riguardo agli accordi commerciali con l’Unione Europea e con la Cina. Tuttavia, i negoziati commerciali sono complessi, richiedono tempo, e il protrarsi di trattative su più fonti aumenta il rischio di danni all’economia globale.

Stallo nei negoziati internazionali

Questo pensano molti statunitensi, ma anche ovviamente molti analisti. I primi colloqui tra Stati Uniti e Unione Europea sono apparsi poco promettenti e la Cina ha negato l’esistenza di negoziati in corso. Gli Stati Uniti impiegano storicamente molto tempo per negoziare e attuare accordi commerciali, rendendo irrealistico il tentativo di negoziare con molti paesi contemporaneamente. Si sta già assistendo, come vi ho spiegato in questi giorni, a un calo di spedizioni dalla Cina agli Stati Uniti, col rischio di scaffali vuoti e aumento di prezzi. Questa situazione potrebbe avere, secondo alcuni, effetti negativi sulla fiducia dei consumatori e sull’indice di gradimento del Presidente.

Critica al globalismo e prospettive future

Insomma, analizzare l’effetto dei dazi è complesso e gli scenari possibili sono molteplici, da una guerra commerciale a un ritorno al libero scambio. I mercati hanno reagito positivamente alle notizie di possibili accordi commerciali e al dietrofront di Trump su Powell, tuttavia sarà fondamentale vedere progressi reali negli accordi per evitare gravi conseguenze economiche. Il commento che faccio io è: ma ci rendiamo conto che sono 40 anni che viviamo col dogma del “globalizzare è bello”? Ci rendiamo conto del crollo del PIL dei paesi? Prima di tutto l’Italia, che ha cresciuto a zero nel panorama dell’Unione Europea nell’arco di 25 anni. Lo dico così per complesso di analisi, perché è troppo semplice dire adesso che si stanno creando problemi. Forse si sono creati nell’arco degli ultimi 30-40 anni.

MALVEZZI QUOTIDIANI – L’ECONOMIA UMANISTICA SPIEGATA BENE CON VALERIO MALVEZZI

Valerio Malvezzi

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