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Vi spiego perché non possiamo stare tranquilli sul braccio di ferro tra Cina e Usa

Oggi ci occupiamo di commercio internazionale, con un’attenzione particolare alla rotta Cina–Stati Uniti nel contesto delle attuali tensioni commerciali tra le due potenze, ben note all’opinione pubblica. Si osserva un calo significativo nelle prenotazioni di container dalla Cina agli Stati Uniti, che potrebbe indicare un possibile decoupling tra le due economie.

I numeri del declino

Cosa dicono i dati? Nella prima parte dell’anno, le prenotazioni di container erano ancora in linea con quelle del 2024, ma a partire da aprile 2025 si è verificata una forte contrazione. In termini concreti, le prenotazioni risultano inferiori di quasi il 49% rispetto all’anno precedente: un dato che rappresenta un vero e proprio dimezzamento delle spedizioni dalla Cina verso gli Stati Uniti. Gli importatori americani, prevedendo l’aumento dei dazi, hanno accelerato le spedizioni nei primi mesi, ma ora si trovano costretti a cercare alternative alla Cina per garantire l’approvvigionamento delle merci.

Settori colpiti e risposte possibili

I settori più colpiti includono prodotti come articoli sportivi, giocattoli e decorazioni, per i quali gli Stati Uniti mantengono una forte dipendenza dalla Cina. Le aziende americane si trovano ora di fronte a un bivio: aumentare i prezzi per compensare i costi di importazione, oppure rilocalizzare la produzione. È plausibile ipotizzare la nascita di nuove imprese statunitensi nei settori coinvolti, uno sviluppo che potrebbe riflettere il disegno politico del presidente Trump di rafforzare la produzione interna.

Tra incertezza e riorganizzazione globale

Viene inoltre menzionato un aumento del traffico commerciale tra Stati Uniti e Vietnam, possibile segnale di una riorganizzazione delle rotte commerciali globali. Nonostante ciò, il Segretario del Tesoro americano non sembra orientato verso un decoupling totale con la Cina. Cresce però l’attesa per un’eventuale trattativa tra Trump e Xi Jinping, anche se al momento non vi è nulla di confermato. Ci troviamo, dunque, in una fase di transizione e incertezza per il commercio globale, con ripercussioni economiche non trascurabili. Da analista, ritengo che sia una situazione fisiologica: per quarant’anni l’Occidente ha esaltato la globalizzazione, trattando gli altri come semplici “operaietti cinesi”, ma questo ha causato la perdita di posti di lavoro nell’economia occidentale. Una partita complessa, insomma. Staremo a vedere.

MALVEZZI QUOTIDIANI – L’ECONOMIA UMANISTICA SPIEGATA BENE CON VALERIO MALVEZZI

Valerio Malvezzi

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