Fase difensiva a tratti ridicola, quella del Bodø, con il sovrappiù di mezzucci e scorrettezze da parte della panchina, Knutsen in testa; eppure, dopo il vantaggio arrivato abbastanza presto grazie all’intuizione di Castellanos, la Lazio all’Olimpico in settanta minuti non riesce a trovare il gol del raddoppio, se non al termine del tempo regolamentare, anche perché i norvegesi attraversano la loro fase più critica, ossia la seconda metà del primo tempo, riuscendo a non imbarcare altra acqua, più per demerito della sterile pressione biancoceleste che della soglia d’attenzione di Berg e compagni in copertura.
Visto stasera, il Bodø giustifica l’interrogativo su come ci sia arrivato, a questi Quarti di Europa League; nel frattempo, però, si ritrova in semifinale, ancora una volta con una qualificazione edificata sfruttando più che altro la gara sul sintetico e tra i ghiacci di casa. Resta il fatto che gli uomini di Baroni hanno palesato, nella seconda parte, una soglia di stanchezza che ha impedito loro il cambio di passo risolutivo per sistemare del tutto la pratica, e dire che gli spazi nella trequarti non sono mancati. Non sono bastati, ai biancocelesti, il moto perpetuo di Guendozi e la soglia agonistica di Rovella.
È stata una Lazio a metà, del guado e dei gol che sarebbero serviti per ribaltare definitivamente il risultato complessivo del doppio confronto: col loro mezzo catenaccio pieno di spifferi tamponati a fatica, i “salmonari” arrivano ai calci di rigore. Evapora, con la rincorsa incerta di Tchaouna e con il diagonale sbilenco di Noslin, ogni speranza biancoceleste.
Paolo Marcacci
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