Esiste un principio fondante nella finanza d’azienda: la sostenibilità del rimborso dell’indebitamento.
In altre parole, si tratta della capacità di chi è indebitato di far fronte puntualmente e con regolarità alle rate previste. È un concetto sconosciuto ai più, probabilmente anche al legislatore, visto che non viene considerato quando si parla di debiti tributari ed erariali scaduti.
Negli anni scorsi si sono infatti susseguite diverse “rottamazioni”, ossia misure che permettevano ai contribuenti con debiti scaduti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate o della riscossione di aderire a piani di pagamento con sconti su sanzioni e interessi e dilazioni nel tempo. Peccato, però, che il problema non fosse solo quello delle sanzioni e degli interessi, caro legislatore.
Non a caso, queste rottamazioni si sono rivelate un flop. Molte aziende vi hanno aderito, ma poche sono riuscite a rispettare il piano. Perché? Per un motivo molto semplice: la sostenibilità del rimborso del debito.
L’ultima di queste misure, la cosiddetta Rottamazione Quater, prevedeva addirittura il pagamento del 20% del debito complessivo nelle prime due rate, con scadenze ravvicinatissime. Non stupisce, dunque, che siano poi state introdotte norme volte a recuperare i debitori decaduti dalla rateazione, ossia quelli che non erano riusciti a rispettarla.
Ora, finalmente, si comincia a prendere in considerazione un principio basilare della finanza aziendale, quello che si studia in università: la Rottamazione Quinquies rappresenterebbe un punto di svolta, prevedendo l’assenza di maxi-rate e una dilazione dei pagamenti fino a dieci anni.
Tutto ciò va finalmente nella direzione della sostenibilità del rimborso. E non sorprende che le parti coinvolte e la burocrazia non abbiano ancora trovato un accordo, rimandando l’applicazione di una norma che, in teoria, sarebbe del tutto equa e rispettosa dei principi finanziari.
Dal punto di vista della finanza, infatti, quando si parla di sostenibilità delle rate future, il piano di ammortamento del debito deve essere costruito sulla base degli Unleveraged Cash Flow Prospective, ossia i flussi di cassa disponibili per il pagatore prima della concessione del debito stesso. Bisogna quindi considerare tre principi fondamentali: La natura delle grandezze, ovvero il cash flow effettivo disponibile, la distribuzione infraperiodale dei flussi di cassa, il valore finanziario del tempo.
Peccato che il legislatore queste cose non le sappia.
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