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Riarmo, le origini del male

“La Russia è una nazione con immense risorse naturali, ma con un’economia che non riesce a stare al passo con le sue ambizioni”.
La riflessione giunge fino a noi da Margareth Thatcher, e apre a una riflessione che in pochi, affamati di riarmo, stanno facendo su una questione cruciale.
Se c’è un nemico, c’è anche l’esigenza del riarmo, ma le ragioni del nemico ne denotano la pericolosità. In questo caso, quello che viene disegnato come un nemico, è davvero interessato a uscire dalla tana dell’orso russo per espanderla?

Le ricchezze del sottosuolo russo – gas, petrolio, minerali – sono un patrimonio che, in teoria, potrebbe garantirgli una solida influenza senza bisogno di ulteriori mosse azzardate. Eppure, quel potenziale si scontra con una realtà economica fragile, segnata da sanzioni e da una dipendenza dalle materie prime che ne limita la flessibilità. Aggiungere al quadro la complessità di un confronto diretto con l’UE significherebbe alzare la posta in gioco, con costi e rischi che potrebbero superare i benefici. Non è una questione di eroismo o codardia, ma di calcolo: perché espandere un conflitto quando le risorse per sostenerlo sono già sotto pressione?

Sul piano militare, poi, la situazione non appare meno intricata. L’impegno in Ucraina ha già messo in luce – pur nel quadro di una vittoria – alcune difficoltà operative, mostrando che la macchina bellica russa, pur imponente, non è priva di crepe. Affrontare un blocco come l’UE, con i suoi legami NATO e la capacità di coordinarsi di fronte a una minaccia, potrebbe rivelarsi un passo troppo lungo. La strategia di Mosca sembra piuttosto orientata a mantenere una zona di influenza vicina, più che a lanciarsi in un’espansione che rischierebbe di disperdere le sue forze.

C’è anche chi sostiene che l’obiettivo sia un ritorno ai fasti dell’Unione Sovietica, ma il parallelo regge fino a un certo punto. La Russia di oggi non ha lo stesso slancio ideologico né la robustezza economica di allora. Punta a una stabilità difensiva, a un controllo del proprio cortile geopolitico, più che a una conquista su vasta scala. L’Europa, con le sue dinamiche interne e i suoi interessi intrecciati, rappresenta un terreno scivoloso, dove l’azione militare potrebbe facilmente trasformarsi in un boomerang.

Le parole di Thatcher, in fondo, suggeriscono una chiave di lettura semplice ma efficace: la Russia ha molto da offrire, ma anche molto da perdere se si spingesse oltre i suoi limiti. non parliamo di sconfitte: si tratta di una superpotenza nucleare. Parliamo di assenza di convenienza.
Come quella dei singoli Stati UE nel piano di riarmo, che sia a debito o meno.

Ne abbiamo parlato QUI a Un Giorno Speciale col dott. Giovanni Frajese e il Prof. Alberto Contri

Un Giorno Speciale

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