In un videomessaggio diffuso ad Agosto 2021 in lingua spagnola, Papa Francesco ribadì con forza la sua posizione favorevole alla vaccinazione contro il Covid-19, definendola “un atto d’amore”. Il pontefice invitò i fedeli ad aderire alla campagna vaccinale, sottolineando come proteggere sé stessi e gli altri fosse un dovere morale. Il suo messaggio si inseriva in un contesto di forte spinta istituzionale per la vaccinazione di massa, con governi e autorità sanitarie impegnati a contrastare l’esitazione vaccinale.
A distanza di anni, le certezze granitiche di quel periodo si sono incrinate. Il dibattito scientifico ha messo in luce criticità e limiti dei vaccini anti-Covid, con l’emergere di dati su effetti avversi e sull’efficacia inferiore alle aspettative iniziali. La stessa narrativa della “protezione collettiva” è stata ridimensionata, mentre molte restrizioni e obblighi, allora giustificati dall’urgenza, oggi appaiono controversi.
Ma la questione non è solo su cosa si sia rivelato falso o meno. E’ ormai chiaro che in un momento in cui non solo il corpo, ma anche l’anima, aveva bisogno di ristoro, l’istituzione ecclesiastica abbia preferito il corpo alla trascendenza. Un dettaglio che in molti troveranno irrilevante, sbagliando: la religione e a tutt’oggi un aspetto decisivo nella società, che ci piaccia o no.
Se questa si rifiuta di farsi portavoce del divino e di non occuparsi solo dei corpi, la reazione a catena può essere devastante.
Ascolta QUI il commento di Vanni Frajese e Alberto Contri | Un Giorno Speciale, 19 febbraio 2025
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