Un fulmine a ciel sereno dentro il World Economic Forum. L’assemblea di Davos è stata scossa dalle parole di Donald Trump, che ha fatto il suo ritorno sulla scena internazionale con un discorso che ha fatto tremare i sostenitori delle politiche green. Il presidente americano, intervenendo in videoconferenza, ha ribadito la sua posizione scettica sul cambiamento climatico, scagliandosi contro le iniziative verdi con la sua caratteristica retorica tagliente.
“Gli Stati Uniti possiedono le più grandi riserve di petrolio e gas di qualsiasi nazione, e intendiamo utilizzarle”, ha tuonato Trump, promettendo “approvazioni rapide” per i progetti energetici.
Ma Trump non si è fermato qui. Ha ridicolizzato i suoi oppositori politici che sostengono il “Green New Deal”, una serie di proposte mirate a ridurre le emissioni di carbonio. Con il suo tipico sarcasmo, ha affermato: “È stato concepito da individui che erano studenti nella media o sotto la media”. Un colpo basso che ha fatto storcere il naso a molti dei presenti, abituati a un linguaggio più diplomatico in queste sedi.
Il presidente americano ha poi accusato i sostenitori delle politiche di riduzione del carbonio di diffondere allarmismo. “Ricordate quando si prevedeva che il mondo sarebbe finito in 12 anni? Bene, quei 12 anni sono passati. Doveva crollare tutto”.
Poi è venuto il turno dell’ “unilaterale” Accordo di Parigi: il compito, secondo Trump, è ritirare gli Stati Uniti dall’accordo. Una mossa che ha già compiuto durante il suo primo mandato nel 2019, ma che ora sembra intenzionato a reiterare con ancora più vigore.
Mentre il presidente americano parlava di “sbloccare” le risorse fossili degli Stati Uniti, molti leader europei presenti a Davos ribadivano il loro impegno per gli obiettivi climatici.
Il primo ministro belga Alexander De Croo, ad esempio, ha dichiarato che l’Unione Europea dovrebbe “sicuramente attenersi all’obiettivo” del Green Deal europeo, sia per ragioni di competitività che ambientali.
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